Categoria: Ricorrenze

  • Colomba pasquale ricetta con lievito di birra

    Colomba pasquale ricetta con lievito di birra

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    Avevo provato anni fa questa ricetta della colomba pasquale con il lievito di birra e ricordo che ne fui molto soddisfatta. Certo, nulla di paragonabile alla versione classica, ma un’ottima alternativa per coloro che vogliono cimentarsi in questa preparazione senza impazzire con i rinfreschi a base di pasta madre.

    Il sapore? molto buono, migliore della maggior parte delle colombe comprate al super: per cui vi consiglio di provarci. Certo, serve un po’ di pazienza ma il vostro sforzo sarà sicuramente ripagato dal risultato.

    Ho poi voluto provare ad usare la Manitoba Oro del Molino Caputo. Non l’avevo mai usata ma avendo visto che il Maestro Sirica la usa per i panettoni ho deciso di testarla. Ottimo risultato – che potete verificare dalle foto dell’incordatura – per cui credo che ripeterò l’esperienza con il lievito madre.

    La lavorazione di questa Colomba pasquale ricetta con il lievito di birra è la stessa della classica, che poi assomiglia a quella dei panettoni. Per cui, vi consiglio di leggere una ricetta dettagliata, come questa per esempio, prima di mettervi all’opera: sicuramente vi sarà molto utile.

    Colomba pasquale ricetta con il lievito di birra

    Nota bene: Le dosi indicate sono per 2,5 kg di colomba (peso da cotte). Per cui, se volete ottenerne una sola da un kg dividete le dosi per 2,5. Con queste dosi, io ho ottenuto due colombe da un kg (peso da crude 1.100 gr) e 6 da un etto (peso da crude 110 gr).

    Ingredienti in totale
    Farina Manitoba oro Mulino Caputo 1100 gr 
    Zucchero 400 gr
    Burro 450 gr
    Lievito di birra 14,5 gr
    Latte in polvere 20 gr (in sostituzione latte condensato 50gr, oppure aumentare il cioccolato bianco a 100gr)
    Miele di acacia 130gr
    Tuorli 8
    Uova 2
    Sale 12gr
    Cioccolato bianco 50 gr
    Latte 25 gr
    Scorze grattugiate di due mandarini
    Scorza grattugiata di 1 arancia 
    i semi di un baccello di vaniglia grande o due piccoli. In alternativa, 1 cucchiaino estratto di vaniglia 
    Canditi arancia 300 gr
    Acqua 420 gr ca.

    Per la glassa:
    210 gr di albumi
    250 gr di farina di mandorle (se è possibile, aggiungetene qualcuna amara)
    300 gr di zucchero

    30gr di farina di mais fioretto (o farina di riso)
    poche gocce di aroma di mandorle, se non avete le mandorle amare

    Ho iniziato la preparazione la sera precendente il primo impasto preparando una biga, un poolish e la glassa.

    Biga
    Ho impastato 150 gr farina con 70 gr acqua, 1,5 gr lievito di birra fresco. Ho maneggiato il minimo  indispensabile e messo a riposo a 18° in un contenitore ermetico grande il triplo del panetto.

    Poolish

    Ho mescolato 150 gr acqua, 75 gr farina, 5 gr lievito e la scorza grattugiata di un mandarino. di un mandarino. Ho coperto la ciotola con pellicola trasparente e ho messo in frigo nella parte bassa. 

    Glassa
    La glassa è semplicissima: si mescolano gli albumi con la farina di mandorle, lo zucchero e la farina di mais. Si aggiunge aroma di mandorla e si mette in frigo a riposare (in questo modo si rassoda un  po’ ed è più facile da usare)

    1° impasto ore 20 di sera

    Estrarre il poolish dal frigo e tenerlo a temperatura ambiente mentre si pesano gli altri ingredienti.
    Preparare un lievitino sciogliendo 8 gr di lievito fresco  in 30 gr di acqua (temperatura intorno ai 30 gradi) e 30 di farina e fare riposare 30 minuti.
    Unire 200 gr di acqua a 20 gradi, 150 gr di zucchero, 200 gr di farina e impastare a bassa velocità per qualche minuto.
    Aggiungere  il poolish, 100gr di farina e la biga,  e impastare a bassa velocità sino a quando l’impasto non appaia ben incordato.
    Unire 4 tuorli, 1 uovo intero, 150 gr di zucchero e 320 gr di farina in questa sequenza: prima 1 tuorlo, poi 50 gr di zucchero. Fare assorbire e poi aggiungere  una spolverata di farina. Incordiare e ripetere  fino ad esaurimento delle uova. E’ molto importante incordare bene l’impasto in questa fase, da questo dipende la riuscita dell’impasto, se non ha sufficiente corda non reggerà i grassi.


    colomba pasquale ricetta

    Unire  300 gr di burro morbido e taliato a dadini, un po’ per volta (aggiungendone dell’altro solo quando il primo è ben assorbito).
    Mettere a lievitare a 26-28 gradi o comunque fino a quando l’impasto non sia triplicato di volume.

    2° impasto (da fare intorno all’ora di pranzo del giorno dopo o comunque quando l’impasto è triplicato
    Sciogliere il cioccolato bianco a bagnomaria insieme al latte e al sale
    Macinare le bucce di agrumi rimaste insieme allo zucchero in un macinacaffè.
    Mettere l’impasto in planetaria e lavorare a bassa velocità. Aggiungere il cioccolato sciolto  e quando  è bene incordato aggiungere i i tuorli, lo zucchero aromatizzato, la vaniglia, il miele e la farina seguendo la stessa sequenaza del primo impasto.
    Fare incordare bene e aggiungere il burro rimanente.

    colomba pasquale ricetta
    Solo quando il burro si è bene assorbito, aggiungerei  canditi leggermente infarinati.

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    Rovesciare l’impasto su un piano di lavoro imburrato e lasciare riposare un’ora in modo da formare una pellicina superficiale.

    Porzionare l’impasto a seconda dell’uso che se ne intende fare. Per la colomba seguire quest indicazioni. Io avevo finito gli stampi ed ho preparato delle veneziane. Ho ricavato quindi due pezzi di impasto da 1100 gr l’uno e sei da 110. Li ho pirlati in modo da dare loro una forma rotonda e li ho messi a lievitare negli stampi di carta.

     

    https://www.scattigolosi.com/2012/03/agnello-pasquale-in-pasta-di-mandorle.html/

     Ho poi chiuso questi in sacchi di cellophane grandi – grandi come  quelli delle colombe industriali – in modo da mantenere in giusto grado di umidità e ho messo a livitare  intorno ai 28 gradi (io metto in un armadio dove ho l’asciugatrice e metto un paio di bottiglie di acqua calda in modo da alzare la temperatura che controllo con un termometro) facendo lievitare fino quasi al bordo.

    Mettere la glassa in una tasca per dolci con beccuccio schiacciato e ricoprire la superficie. Cospargere quindi di mandorle – io non metto granella di zucchero, non mi piace – e passare in forno nella parte passe a 160 gradi ca.  fino a cottura (io ho misurato la temperatura al cuore ed ho estratto a 94 gradi)

    Fare raffreddare capovolta, come per i panettoni. Conservare in un pacchetto di cellophane e consumare dopo due-tre giorni.

    colomba pasquale ricetta

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  • Cercate qualche idea per i dolci di Natale?

    Cercate qualche idea per i dolci di Natale?

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    Una raccolta di dolci di Natale, che vi aiuti per tempo a decidere quale dolce preparare per le feste.

    Non sono tutti quelli del blog: per esempio, se i grandi lievitati sono la vostra passione, qui trovate una raccolta di tutte le ricette pubblicate (ovviamente le foto sono quelle delle mie preparazioni).

    La cassata siciliana
    I dolci del divino amore
    Tronchetto di Natale
    Torrone morbido al cedro candito
    Brutti ma buoni al cocco
    Panettone (ricetta di Francesco Elmi)
    Babà
    Pandoro
    Le graffe di Francesco Guida

    Qui, quelli tra cui sono indecisa io. E ve li propongo. Voi, quali prepareste?

     

  • Le Sfince di San Giuseppe ricetta per prepararle in casa

    Le Sfince di San Giuseppe ricetta per prepararle in casa

    Sfince di San Giuseppe la ricetta

    Le sfince di San Giuseppe sono un dolce tipico palermitano, versione povera e sicilianizzata dei bignè fritti preparati un po’ in tutta Italia anche se in forma diversa. A Napoli, per esempio, le zeppole con crema e amarena (sia in versione fritta che al forno).

    Secondo alcuni il nome deriva dal latino Spongia, e  sottolinea la morbidezza di questo  dolce. Secondo  altri, invece,  l’etimo sarebbe arabo e deriva da sfang, termine con cui si indica una frittella addolcita da miele.  
    Le sfince di San Giuseppe hanno una probabile origine conventuale e vengono preparate tradizionalmente nel palermitano in occasione del 19 marzo.

    Si preparano in linea di massima come una pasta bigné povera, a base di strutto (che oggi viene spesso sostituito da burro). Nulla di particolarmente difficile, insomma, a parte la tradizionale “mazzuliata” sulla sfince in cottura per aiutarla a gonfiarsi meglio. La crema, è quella classica di ricotta: se riuscite, setacciatela prima di mescolarla allo zucchero. E’ una scocciatura, lo so, ma vi permetterà di ottenere una crema incredibilmente setosa. Le arance, per quando mi riguarda, sono quelle candite in casa.

    In ogni caso, scrivere delle Sfince di San Giuseppe e della ricetta mi ha messo voglia di tornare a Palermo. E sono andata a ripescare un po’ di scatti in città. Ne metto qualcuno qui, per provare a contrastare un po’ la nostalgia.

    palermo  Collage

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    Per aiutarvi, eccovi comunque un video in cui potrete vedere la preparazione: le sfince di San Giuseppe preparate dallo chef Natale Giunta.

  • La ricetta delle graffe alla crema e limone candito di Francesco Guida

    La ricetta delle graffe alla crema e limone candito di Francesco Guida

     

    graffe alla crema

    Lo so, ho già pubblicato la ricetta base: ma questa ricetta delle graffe alla crema e limone candito merita un post a parte. Soprattutto oggi, martedì grasso. Per cui io ve le propongo: poi se vi sembrano un doppione, saltate pure la lettura. Se poi vi va di vederle realizzate anche da altre mani, qui trovate l’esecuzione di Maria che con me ha avuto il piacere di assaggiare queste graffette preparate dalle mani di Francesco Guida, alla Antica Osteria Nonna Rosa.

    L’impasto è lo stesso dell’altra volta: cambia solo un pochino la formatura: vanno cioè coppate allo stesso modo ma il buco in mezzo deve essere piccolo, in modo da poter essere riempito di crema pasticcera. Su questa, spremuta a ciuffo con una tasca per dolci, si appoggia una fragola fresca o un’amarena sciroppata e  un ciuffo di scorza di limone candita. 

    La ricetta quindi si compone di tre parti: la scorza candita, la crema pasticcera e la graffa vera e propria. Le bucce e la crema preparatele in anticipo – la seconda, ovviamente, non più del giorno prima – in modo da avere tutto ben freddo al momento della decorazione.

    I limoni di Monterosso

    Fatta questa premessa, ecco la ricetta delle  graffe alla crema e limone candito

    Buccia di limone candito
    1 o 2 limoni non trattati
    200 g di zucchero
    mezzo bicchiere di acqua (ca. 100 g)

    Grattugiate la scorza di limone aiutandovi con uno zester che vi consenta di ottenere scorzette strette e lunghe: intanto, fate sciogliere l’acqua e lo zucchero e portatelo a bollore. Aggiungete quindi la scorza e cuocete a fuoco molto basso fino a quando questa non sia diventata trasparente. Conservate le bucce immerse nello sciroppo fino al momento dell’utilizzo e  se vi dovesse avanzare del liquido  non  buttatelo: sarà ottimo per bagnare i vostri pan di spagna.

    Crema pasticcera

    Per questa preparazione, meglio evitare di usare la farina: tende ad ammorbidirsi troppo e a rilasciare liquidi. Meglio utilizzare amidi, di riso o di grano (o anche tutti e due miscelati) usandone un po’ di più del solito per ottenere una consistenza ben soda. Oppure, dando una doppia cottura come spiegato qui.

    Latte 500 gr,
    zucchero semolato 150 gr,
    tuorli 4,
    50 g di amido
    buccia di limone non trattato

    Sbattere i tuorli con lo zucchero, unire l’amido, versarvi  sopra il latte bollente (aromatizzato con  buccia di limone), mescolare bene, mettere il tegame sul fuoco al minimo  e mescolare fino a quando la crema non appare ben consistente.

    Una volta pronte crema e bucce di limone, potete dedicarvi all’impasto.

     graffe alla crema

     

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    Ecco, vi garantisco che una volta assaggiate queste graffe non smetterete più di rifarle. In ogni caso, se volete assaggiare altri dolci di carnevale vi consiglio caldamente le bugie della nonna di Elisa, oppure le crespelle senza glutine della Fornostar, magari accompagnate dal sanguinaccio di Maria. Oppure, anc0ra, se avete voglia di un gusto un po’ diverso, le Mezzelune dolci fritte alle castagne di Rosa. Ma se volete stare sulle graffe allora guardatevi queste di Rosaria.

    Insomma, non avete che l’imbarazzo della scelta: cosa avete deciso di preparare?

  • Ricetta dei bomboloni alla crema

    Ricetta dei bomboloni alla crema

    ricetta dei bomboloni alla crema

    Questa ricetta dei bomboloni alla crema è frutto di una scommessa: sono sempre riuscita a far bene le graffe – uguali ai bomboloni, ma pieni di impasto – ma mai quelli vuoti che mi è capitato di mangiare spesso in Romagna. Buonissimi, li mordi e avverti la morbidezza dell’impasto che ti riempie la bocca. E, subito dopo, la dolcezza setosa della crema pasticcera che completa il piacere.  Impossibili da fare in casa, pensavo. Poi però mi sono impuntata e ho deciso di provarci. E con me hanno deciso di provarci altre persone. E allora è partita la    sperimentazione nel forum di Gennarino.org dove  abbiamo discusso su come si potevano riprodurre la ricetta dei  bomboloni alla crema che avevo in mente. Quelli leggeri e vuoti, tanto vuoti da assomigliare a dei bigné, da riempire di crema pasticcera fino a scoppiare. 

    Il segreto, abbiamo scoperto (se vi incuriosisce scoprire come ci siamo arrivati, trovate tutto qui) era nella lavorazione.  Praticamente due pieghe a tre, come si fa per gli impasti molto idratati, e poi una stesura sottile con il mattarello (mezzo cm, più o meno) e  formatura con un semplice taglio con coppapasta.

    Sono partita da una ricetta di Iginio Massari, che ho modificato leggermente scegliendo di far lievitare tutta la notte – e quindi di ridurre il lievito a meno della metà – e soprattutto aggiungendo le pieghe, su consiglio di Massi e Pibi (consigli che si sono rivelati efficacissimi). I bomboloni infatti si sono gonfiati in cottura e una volta pronto, erano completamente vuoti all’interno.

    ricetta dei bomboloni alla crema

     

    ricetta dei bomboloni alla crema di Massari

    La ricetta dei bomboloni alla crema, sulla base di una ricetta di Iginio Massari

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    ricetta dei bomboloni alla crema

    Per la farcitura di questi bomboloni alla crema, io – ovviamente – vi suggerisco quella basic, che trovate qui. Voi fate pure quella che preferite purché sia ben solida e fredda (meglio farla con un buon anticipo) e – soprattutto – ricca di semi di vaniglia.
     La ricetta dei bomboloni alla crema

  • Thanksgiving Day e tacchini: storia del piatto principe del Giorno del Ringraziamento

    Thanksgiving Day e tacchini: storia del piatto principe del Giorno del Ringraziamento

    Di origini americane o meno, ogni italiano che si rispetti coglie al volo qualsiasi festività e qualsiasi scusa per farsi una bella mangiata. Pranzi e cene infinite, piatti succulenti, il bottone del pantalone
    slacciato per far spazio anche all’ultimo piatto (dopo i 15 precedenti) e buon vino, brindisi e gioia. In questo, gli americani del Giorno del Ringraziamento, sono identici a noi.

    Preparano con cura la tavola, comprano i migliori ingredienti, passano ore e ore in cucina per sfornare piatti perfetti e accolgono amici e parenti condividendo la gratitudine per quel che hanno. Il motivo per cui si festeggia il Thanksgiving Day è rimasto invariato dal 1621, anno in cui i padri pellegrini del Massachussets si riunirono per ringraziare il Signore del ricco raccolto di quell’anno.

    Da quel giorno il quarto giovedì di Novembre il Presidente degli Stati Uniti tiene un discorso, migliaia di cittadini si riuniscono in calde e accoglienti case e centinaia di tacchini vengono riempiti e insaporiti a dovere. Ma perché proprio il povero tacchino è stato scelto come piatto-simbolo di questa festa? Ecco svelato il mistero: secondo la leggenda i padri pellegrini condivisero il raccolto con gli indiani Wampanoag, e mangiarono tacchini in abbondanza.

    Inoltre, il tacchino è perfetto come simbolo di condivisione, perchè proprio per questo durante il Giorno del Ringraziamento viene cucinato (anche) per offrirlo ai vicini di casa o a persone meno fortunate. Non solo: la carne del tacchino è poco saporita, quindi la vera sfida è quella di renderla deliziosa. Come? Con il classico ripieno di pane e castagne e la salsa gravy, accompagnandolo con purè di patate, salsa di mirtilli e torta di zucca.

    Se volete provare a dare un tocco americano al vostro 4 novembre, posso proporvi questa ricetta (proveniente dal forum).

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    tacchino foto presa da junglam

    Volete anche voi sentirvi dei veri americani e festeggiare il Thanksgiving Day? Mercoledì 25 Novembre (un giorno prima della Festa del Ringraziamento) potrete farlo in una maniera del tutto particolare, ovvero partecipando al Social Club dedicato alla festa americana presso la scuola inglese Mestre e Venezia Wall Street English. Conversazioni in inglese, brindisi, tacchini: tutto quel che serve per sentirvi dei perfetti americani e, già che ci siete, condividere la gioia per tutto quello che avete.

    elle.it
    Articolo scritto in collaborazione con Wall Street English, scuola d’inglese con centri in tutta Italia e nel mondo.