La pasta e piselli di Peppe Guida è una pasta e piselli *assoluta*. Perché questo nome?, direte voi. Semplice, perché non è la classica pasta e piselli di tutti i giorni ma una versione particolare che prende spunto da un piatto di Peppe Guida: l’assoluto di piselli. (altro…)
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Oleandri Resort di Paestum: le mie Strade della Mozzarella sono iniziate qui
Sono in ritardo, lo so. E’ passato quasi un mese ma sino ad ora non ho avuto tempo di pubblicare le foto delle Strade: troppe cose da fare, troppi impegni pregressi e troppe scadenze da rispettare. E poi, purtroppo e per fortuna, una vita da vivere. Già, perché questo non è il mio lavoro, nella vita faccio altro: da più di trenta anni mi occupo di Beni Culturali. Questo è solo un hobby, in cui investo moltissimo del mio tempo libero e che davvero mi dà grande soddisfazione. Ogni giorno di più, e soprattutto a livello umano. -

Concorsi a base di Like? No, grazie.
Chi mi conosce lo sa, lo vado ripetendo da un po’ di tempo. Non partecipo ai concorsi a base di LIKE, chiunque sia ad organizzarli. Perché sono una mortificazione della bravura personale dei partecipanti: non vince chi è più bravo – e lo meriterebbe, quindi – ma solo chi ha la faccia tosta di rompere gli zebedei ad amici e contatti vari con la richiesta di voto.In certi momenti, poi, non se ne può davvero più: è un susseguirsi a raffica persino da parte di perfetti sconosciuti che, come se niente fosse, ti arrivano in mail privata per invitarti a cliccare sul like alla loro foto – o ricetta o qualunque altra cosa – in concorso. Senza cogliere la mortificazione di sè che compiono attraverso quella richiesta.Solo questo conta, la faccia tosta. E se non si possiede questa dote, meglio abbandonare ogni speranza: nei concorsi a base di Like si può anche essere un genio nella materia oggetto del contendere ma non servirà a nulla. Ci sarà sempre una foto sovraesposta, con la linea storta dell’orizzonte, che non ha mai sentito parlare del bilanciamento del bianco che avrà più like di voi.Idem per le ricette: avete cucinato il piatto dell’anno? Bene, non potrete nulla contro le pennette alla vodka e salmone miracolosamente riemerse per l’occasione dall’oblio post anni ottanta cui erano state – giustamente – relegate. Non cercate di capire le loro centinaia di like, non ci riuscireste. Ma fidatevi: cosi’ è e così sarà. Anche se non vi pare.Per non parlare poi del ritorno di immagine delle aziende che puntano su questo criterio per farsi followers a buon mercato. Bene, ogni produttore un po’ lungimirante secondo me è in grado di capire che l’ondata di spam che inevitabilmente salta fuori da questi eventi alla fine ha più effetti negativi che positivi. Un po’ come le patatine di Cracco a Cibus, insomma, che provocavano contrazioni di stomaco alla sola vista dei cartelloni diffusi a macchia d’olio per tutta l’area fiera.Insomma, io non ne posso più di questi meccanismi. E pare proprio che io non sia la sola. E’ stata sufficiente la sola provocazione su facebook per far sì che nel giro di poche ore saltassero fuori decine e decine di blogger che la pensano come me. E che hanno voglia di dire basta. E lo faremo in pubblico, tutti insieme, a settembre. Come? Non lo sappiamo ancora, ci stiamo giusto pensando. Se volete essere dei nostri, vi aspettiamo qui.Magari, insieme, riusciremo a convincere i produttori che esistono altre vie, molto più efficienti ma soprattutto meno mortificanti della caccia al like. -

Linguine ai peperoni di Carlo Cracco, all’olio Monticello di Vieste
Le Linguine ai peperoni di Carlo Cracco, una ricetta per provare a giocare alla piccola – si fa per dire 🙂 – chef. Trovata su un vecchio numero de La Grande Cucina, cui oltretutto mi sono abbonata di recente e da cui spero di prendere spunti da cui imparare cose nuove. Come questa: una riduzione di succo di peperone, in sostanza. Una cosa semplicissima, ma in grado di rendere particolarissimo il più semplice dei piatti di pasta. In questo caso, linguine Garofalo ( a proposito, avete saputo la novità spagnola?). E poi, alici sotto olio seccate, in modo da renderle croccanti (ne ho tenute da parte un po’ per trasfomarle in polvere con cui provare a spolverare qualche preparazione, mi pare un’idea piacevole sia dal punto di vista estetico che del sapore… che ne dite?). Unici cambiamenti che ho apportato alla ricetta, l’impiego di acqua naturale (in quella originaria era indicata acqua gasata e, parlandone nel forum con Innovidea, eravamo giunti alla conclusione che era un po’ la come la faccenda della patata. Pubblicità insomma, e obblighi verso gli sponsor *gasati* del momento. Per cui, ho cambiato senza esitazione e sono andata come dicevo di acqua naturale. Altra variazione, piccolissima, una puntina di miele di arancio alla riduzione di peperone quando questa era ormai giunta a fine cottura. Assaggiandola avevo avvertito un leggerissimo retrogusto amaro, che ho pensato di bilanciare così. E ho fatto benissimo. Per il resto, tutto come da ricetta. A parte – dimenticavo – l’olio che ho frullato insieme a origano fresco per aggiungere una nota profumata.
E a proposito dell’olio, questa ricetta rientra nell’appuntamento quindicinale con la cucina dell’extravergine che – insieme ad altre amiche blogger che vi ricordo in fondo – ormai mi accompagna da quasi due anni, consentendomi un saporitissimo viaggio tra i sapori, e i profumi, degli extravergine di Italia.
Oggi, è la volta dell’olio Monticello. Proviene da Vieste, dal cuore del Gargano, ed è prodotto con Ogliarola Garganica. Una cultivar locale, come si intuisce dal nome, che grazie anche al metodo di raccolta e lavorazione consente di ottenere un olio dalle note fruttate particolarmente intense e per nulla acide. Perfette per accostarsi alla mediterraneità dei peperoni.g 200 di linguine (io ho usato quelle della Garofalo)n 7 peperoni rossig 50 olio Monticellog 40 burron 4 filetti di acciughe essiccati*g 400 acquamiele di arancio, mezzo cucchiainoun mazzetto di origano fresco
Innanzitutto, il giorno prima ho sgocciolato le acciughe dall’olio e le ho messe tra due fogli di scottex. Poi, in balcone, al sole: avevo dei dubbi ma ha funzionato benissimo, il giorno dopo erano belle secche.
Al momento di preparare, poi, ho pelato a crudo i peperoni e li ho privati della buccia, dei semi e della parte bianca. Li ho poi passati al mixer con l’acqua per 5 minuti ed ho filtrato con un colino fine. Ho quindi messo a ridurre a fuoco lento, in un tegame con l’olio (tenendone un po’ da parte per la rifinitura del piatto) ed il burro, fino a raggiungere una densità sciropposa. A fine cottura ho aggiunto il miele ed ho spento.
Ho quindi cotto le linguine in abbondante acqua salata le ho scolate e le ho passate in padella calda per qualche secondo per farle asciugare. Poi ho spento ed ho condito con la salsa di peperoni. Ed ho servito decorando il piatto con qualche goccia di olio al rosmarino, terminando con qualche pezzo di acciuga essiccato.
Se vi è piaciuta questa ricetta, non perdetevi le altre! E cioè:
Bulgur speziato vegetariano, di Patty;
Crema fredda di melone al profumo di menta con scampi, di Sabina;
Sgombro con olive e cipolle di Stefania. -

Garofalo: una delocalizzazione al contrario?
Infine sì, è arrivata la conferma: è tutto vero, Il Pastificio Lucio Garofalo S.p.A, ha annunciato di aver siglato un accordo preliminare per l’ingresso nella propria compagine azionaria, con il 52% del capitale sociale, di Ebro Foods (EBRO.MC), gruppo multinazionale che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti, quotato alla Borsa di Madrid.E la sorpresa, anche negativa, è stata tanta. Io per prima, mi sono detta preoccupata di quel 52 per cento. Certo, ora ci sono tutte le garanzie del caso: lo stabilimento rimarrà a Gragnano e assicurerà posti di lavoro e continuità nella produzione. Addirittura, questa mossa dovrebbe assicurare alla produzione a Gragnano una crescita, anche in termini occupazionali. Per cui, contrariamente a quanto accade di solito, saranno i capitali a spostarsi ed il lavoro a rimanere. Se non addirittura ad aumentare. Questo, almeno, stando a quanto va ripetendo Emidio Mansi:“… è una cosa buona. in un momento in cui le aziende chiudono noi abbiamo un piano per crescere e internazionalizzare il marchio restando a GRAGNANO e aumentando i dipendenti. poi se vogliamo fare demagogia facciamola, ma per il territorio e’ una notizia meravigliosa”Lungo la stessa linea, le parole di Massimo Menna.“Sono felice di poter dare il benvenuto ad Antonio Hernández Callejas e al Gruppo Ebro Foods nel capitale sociale della Lucio Garofalo S.p.A., ciò è motivo di orgoglio per tutti noi perché ci dà la possibilità di consolidare il successo della nostra pasta nel mondo. L’esperienza e il know how internazionale di Ebro Foods, rappresentano per un’eccellenza italiana come Garofalo la possibilità di divenire ambasciatore sempre più forte della produzione e professionalità del nostro Paese, ed ecco perché questa operazione rappresenta un valore per il Sistema Italia e non va erroneamente letta come “un pezzo di Italia che se ne va”. Le migliori scelte non si fanno nell’urgenza del bisogno. La nostra azienda è sana e forte e questo l’ha messa nella posizione ottimale per cogliere la migliore opportunità di crescita”.Per cui, almeno per ora, ai miei amici mi sento di consigliare di non avere preoccupazioni. Prima di decidere che un prodotto sarà in futuro meno buono perché non italiano, aspettate almeno un assaggio futuro. Poi, ovvio, io non posso che fare il tifo per una azienda del sud. Certo, dall’esterno (da consumatrice, intendo) preoccupazioni restano: ma il modo migliore per vedere come andrà a finire è tenere d’occhio l’azienda.E, soprattutto, la pasta.
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Ciao, Massimo
Io già mangio poco, eppo pe nu piatt e past accussì e na fell e carn, quant aggia ringrazià?
Noi no, non ce lo eravamo segnati. E non ci aspettavamo, quella notte, di ricevere quella notizia. Sono passati venti anni, e ancora non sembra vero: ma non per retorica, ma perché il suo ricordo è ancora tanto vivo da diventare *presenza*. Ogni giorno, ogni minuto: come se quella notte non fosse mai accaduta.







