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  • L’olio extravergine d’oliva, Report e la Pizza

    L’olio extravergine d’oliva, Report e la Pizza

     

    Pizzeria Salvo da tre generazioni,  San Giorgio a Cremano
    Pizzeria Salvo da tre generazioni, San Giorgio a Cremano

    L’olio di oliva: uno dei passaggi chiave della puntata sulla pizza di Report di qualche giorno fa dove più si  è manifestata la carenza e la parzialità dell’informazione. Il mondo della pizza napoletana è stato disegnato come colmo unicamente di olio di semi, oliere sporche e olio bruciato. Peccato che abbiano dimenticato  di raccontare di un altro mondo: fatto di qualità ed attenzione. Una voce tra tante – ma che non è la sola, ci tengo a sottolinearlo, quella di Francesco E Salvatore Salvo. Che l’olio che usano nella loro pizzeria lo raccontano così.

     

    Forse quello che ci ha colpito di più nella puntata di Report dedicata alla pizza è stato il passaggio sull’olio extravergine d’oliva.
     
    Concetto perlopiù banale, nel senso che nelle pizzerie abituate a ragionare in termini di qualità è la regola, in alcuni casi come il nostro ad esempio addirittura ha subito una evoluzione.
     
    In un mondo fatto di clienti sempre più esigenti, a noi capita questo per nostra fortuna, alla ricerca sempre di nozioni e gusti sempre più raffinati, dire usiamo extravergine d’oliva sulla nostra pizza è senza dubbio riduttivo.
     
    Quale extravergine d’oliva? Perché su questa pizza? Una domanda che già oramai da anni ci ha portato a fare una scelta: abbinare ad ogni pizza un extravergine diverso.
     
    Chi frequenta il mondo dell’extravergine d’oliva sa bene che è molto simile al vino la cultivar il territorio rendono questo prodotto diverso da olio a olio.
     
    Per noi è diventato riduttivo solo dire extravergine d’oliva, proprio perché ognuno ha il proprio “carattere” non può essere adatto a tutte le pizze.
     
    Allora lo studio, la ricerca sugli abbinamenti, la voglia di alzare l’asticella di entrare nel mondo dell’olio, di apprezzarne le differenze e di impararlo a conservare ci ha portato ogni anno, con l’aiuto di amici appassionati e professionisti, a formare un vero e proprio panel. Selezioniamo gli oli, quasi cento campioni provati quest’anno, ragioniamo di abbinamenti, ci confrontiamo con un mondo che meriterebbe sicuramente maggiore rispetto, quello degli extravergine d’oliva, proprio come è stato per il mondo del vino.
     
    Olio extravergine d’oliva? Certo, ma da quale cultivar? Da quale territorio?
     
    Pensieri banali e una routine che diventa gabbia, non piacere e passione per questo meraviglioso mestiere, quello del pizzaiolo, il nostro da generazioni, di solito sono la tomba del lavoro, questo si ci saremmo aspettati di sentire nella puntata di Report.
     
    PS. Sul nostro menù troverete sempre nelle descrizione degli ingredienti l’extravergine usato per la pizza. aggiunto sempre a crudo. Questo da noi, ogni giorno, dalla prima all’ultima pizza. Ed i prezzi delle nostre pizze, a scanso di equivoci, sono e restano popolari perché gli ingredienti di qualità incidono poco sul costo di produzione di una pizza in luogo delle schifezze, questo ci teniamo sempre a dirlo chiaro.

    Pizzeria Salvo da tre generazioni,  San Giorgio a Cremano
    Pizzeria Salvo da tre generazioni, San Giorgio a Cremano

    1. olio extravergine d’oliva monocultivar Ravece BIO Zahir di San Comaio
    2. olio extravergine d’oliva monocultivar Ortice di Capolino Perlingieri
    3. olio extravergine d’oliva biologico DOP Colline Salernitane di San Salvatore
    4. olio extravergine d’oliva DOP Cilento Salella di Pietrabianca
    5. olio extravergine d’oliva Raro di Madonna dell’Olivo
    6. olio extravergine d’oliva del Vesuvio di Villa Dora
    7. olio extravergine d’oliva DOP Valli Trapanesi di Titone
    8. olio extravergine d’oliva toscano IGP Colline di Firenze di Pruneti
    9. olio extravergine d’oliva monocultivar denocciolato Raggiolo di Felsina
    10. olio extravergine d’oliva biologico monocultivar Nocellara del Belice di Librandi
    11. olio extravergine d’oliva DOP dei Monti Iblei Primo di Cutrera
    12. olio extra vergine di oliva Chianti Classico DOP di Castello di Ama
    13. olio extravergine d’oliva DOP Colline Salernitane Diesis DOP de La Torretta

  • I mostaccioli di Soriano Calabro

    I mostaccioli di Soriano Calabro

    Mostaccioli di Soriano Calabro
    Mostaccioli di Soriano Calabro

    I mostaccioli di Soriano Calabro in  un po’ di foto, scattate a luglio dell’anno scorso, di uno degli ultimi laboratori tradizionali di mostaccioli, a Soriano Calabro.  Quello di Valentino De Nardo, dove ancora lavora uno degli ultimi mastazzolari capaci di creare a mano queste meraviglie.  Un’arte antica, purtroppo in via di estinzione.

    I mostaccioli – o, meglio, in dialetto calabro: “mastazzola” – sono biscotti a pasta piuttosto dura a base di farina e miele d’arancio. Hanno le forme più svariate e (a volte anche un po’  eccessive) e sono decorati da carta stagnola colorata. Sono dei dolci tipici calabresi, che ancora oggi vengono prodotti nella zona di Soriano Calabro in provincia di Vibo Valentia. Pare che il nome derivi da “mustacea”, una antica focaccia per sponsali preparata mescolando farina, mosto cotto, un condimento grasso, cacio, anice, cotta sopra foglie di lauro.

    Mostaccioli di Soriano Calabro

    Le foto in formato originale, qui: 1. mostaccioli_e-5, 2. mostaccioli_e-4, 3. mostaccioli_e-3, 4. mostaccioli di soriano_, 5. mostaccioli di soriano_-2, 6. mostaccioli di soriano_-3, 7. mostaccioli di soriano_-5, 8. mostaccioli_e, 9. mostaccioli_d-6

    Alla diffusione  dei mostaccioli di Soriano Calabro è legata una leggenda popolare secondo cui un monaco misterioso comparso improvvisamente e poi sparito li avrebbe offerti alla popolazione affamata di Soriano. Da qui, la convinzione che questi biscotti fossero un regalo di San Domenico,da allora protettore dei “mastazzolari”, e il cui santuario di Soriano era, prima della distruzione a causa di un terremoto, meta di costanti pellegrinaggi.

    Mostaccioli di Soriano Calabro

    Le foto in formato originale, qui: 1. mostaccioli-4, 2. mostaccioli-3, 3. mostaccioli-5, 4. mostaccioli-2, 5. mostaccioli-5-2, 6. mostaccioli-4-2, 7. mostaccioli-3-2, 8. mostaccioli-5-2, 9. mostaccioli_b-4

     

    Grazie a questa leggenda, i mostaccioli di Soriano Calabro hanno assunto anche un significato religioso. Realizzati sotto forma di figure animali o parti del corpo umano venivano offerti come ex voto, alle chiese della zona, dove ancora oggi si possono ammirare.

    Mostaccioli di Soriano Calabro

    Le foto originali qui: 1. mostaccioli-3, 2. mostaccioli, 3. mostaccioli, 4. mostaccioli di soriano_-7, 5. mostaccioli_e-8, 6. mostaccioli_e-6, 7. mostaccioli_e-22, 8. mostaccioli_e-23, 9. mostaccioli_e-24

     

     

    L’ANTICA CASA DEL TORRONE DI DE NARDO VALENTINO
    Via Montegrappa
    89831 Soriano Calabro (VV)



    Ps. Questo post è dedicato a Milena.  Ovunque lei sia.

  • Report? Un’ottima trasmissione: su come NON si fa la pizza napoletana

    Report? Un’ottima trasmissione: su come NON si fa la pizza napoletana

    Ciro Salvo-8

    Va bene, ce lo aspettavamo. Era chiaro sin dalle anteprime video che il tono sarebbe stato di un certo tipo: ormai, pare caratteristica irrinunciabile  di ogni tipo di informazione  il tono allarmistico e l’annuncio shock… poteva mai Report rimanere indietro rinunciando alla sua parte di audience? No di certo. Ed ecco allora la messa in onda,  ieri sera, di un”ottima trasmissione, su come NON si fa la pizza napoletana.

    Come abbiamo potuto vedere ed apprezzare, infatti NON si fa ponendo scarsa attenzione alle materie prime. Cosi’ come non si fa pretendendo di fare quel lavoro in condizione di ignoranza su argomenti come le farine e le loro caratteristiche. E utilizzando con negligenza strumenti come i forni: il risultato, lo abbiamo visto tutti, è una pizza nera sul fondo e bruciata. Fa male, certo, così come fa male una grigliata fatta male: ma soprattutto è cattiva di sapore e amara. Insomma,  se uno di pizza ne capisce un po’ la rimanda indietro al volo, per non rischiare di sentire in bocca il sapore di fuliggine al solo guardarla.

    Ciro Salvo maestro della pizza napoletana

    Peccato che però ci sia limitati ai toni allarmistici e agli annunci shock: il tempo dedicato agli artigiani seri è stato minimo, e oltretutto il montaggio ha fatto sì che le loro parole quasi scomparissero nel marasma delle informazioni catastrofiche. Ciro Salvo, per esempio, presentato come un artigiano serio – per carità – ma che non rinuncia pure lui ad affumicare la pizza per darle un colore che altrimenti non avrebbe. Oppure Gino Sorbillo, che si è visto dedicare ben una decina di secondi, per raccontare del suo sforzo nella difesa della tradizione della pizza napoletana.

    Ora è vero che i problemi ci sono e sono seri, così come è vero che purtroppo quella condizione corrisponde alla maggior parte dei pizzaioli  – non solo napoletani –  ma credo sia un peccato che non si sia scelto di puntare di più sul racconto della qualità che artigiani come i già citati Ciro Salvo e Gino Sorbillo (per non parlare poi di Francesco&Salvatore o Enzo Coccia o Franco Pepe o Maria Cacialli ma anche altri) stanno già facendo da tempo.  Se  la trasmissione avesse dato maggiore spazio alla qualità, avremmo sicuramente assistito all’effetto di una spinta dei i consumatori verso questa. E verso i pizzaioli sani e seri. Ma non lo hanno fatto. Il rischio, visti i toni, è che dopo ieri il consumatore televisivo si sia convinto che sia meglio la pizza fatta in casa, magari con un dado di lievito per mezzo chilo di farina (come consigliato dai più diffusi ricettari casalinghi) o, peggio, della superiore qualità della pizza congelata industriale rispetto a quella artigianale.

    Non mi incazzo e non faccio vittimismo (ci mancherebbe. Anzi, sia chiaro, non sopporto chi lo fa e chi grida al complottismo contro Napoli: non credo sia questo il modo giusto di rispondere) perché, parliamoci chiaro, non credo che questa trasmissione danneggi in alcun modo chi lavora in modo serio. Tutt’altro. Mi dispiace che sia stata un’occasione sprecata in fatto di “tutela del consumatore”. La scarsa qualità di parte – gran parte – del panorama della pizza napoletana è stata presentata come caratteristica inevitabile quando invece non è affatto vero che lo sia. Un modo insomma per creare allarme fine a se stesso. Avrei preferito un altro tipo di trasmissione, che partisse dal racconto della qualità e spiegasse ai consumatori di pizza che dalle situazioni come quelle di ieri sera ci si  difende in un solo modo: pretendendo la qualità e scegliendo accuratamente i tavoli dove sedersi.

    Non mi incazzo, preferisco parlare di qualità e non di polemiche da audience. Per esempio, lasciando la parola a Gino Sorbillo su come si fa una pizza di qualità. Cose che a Report non hanno ritenuto giusto dover fare.

     

    Gino Sorbillo

  • CASEIFICI APERTI 2014: AL VIA L’APPUNTAMENTO AUTUNNALE

    CASEIFICI APERTI 2014: AL VIA L’APPUNTAMENTO AUTUNNALE

    Produzione Parmigiano Reggiano

    SABATO 4 E DOMENICA 5 OTTOBRE TORNA L’APPUNTAMENTO CON CASEIFICI APERTI: L’OCCASIONE PER ENTRARE NEL MONDO DEL PARMIGIANO REGGIANO, VISITARE I SUOI CASEIFICI, CONOSCERE I CASARI E ACQUISTARE DIRETTAMENTE DAI PRODUTTORI

    Reggio Emilia, 26 settembre 2014 – Il mondo del Parmigiano Reggiano è pronto ad accogliere visitatori e appassionati. Sabato 4 e domenica 5 ottobre torna l’appuntamento con Caseifici Aperti, il fine settimana dedicato al Re dei formaggi, alla sua produzione, alla sua terra e alla sua gente, per scoprire il suo gusto unico.

    L’iniziativa, lanciata nel 2013 in occasione del primo anniversario dal sisma di maggio 2012, è stata ideata per ringraziare idealmente e concretamente tutti coloro che si erano dimostrati vicini ai caseifici nel momento del bisogno. Visto il successo riscosso, l’iniziativa si è perpetuata negli anni fino a diventare un appuntamento fisso atteso dai caseifici organizzatori e dai consumatori. Visite guidate al caseificio e al magazzino di stagionatura, spacci aperti, eventi per bambini e degustazioni, uniti alla passione dei casari, offriranno la possibilità di vivere un’esperienza unica che affascinerà grandi e piccini e permetterà di conoscere la zona d’origine e le sue terre ricche di storia, arte e cultura.

    Partecipare è semplicissimo: sul sito web del Consorzio è presente una sezione dedicata a Caseifici Aperti con la lista, in costante aggiornamento, dei caseifici aderenti e le informazioni relative agli orari di apertura e alle attività proposte da ognuno. L’edizione di quest’anno si arricchisce poi di una sezione dedicata ai luoghi di interesse, ai monumenti e ai ristoranti che si trovano nelle vicinanze del caseificio scelto per la propria gita.

    Caseificio Nuova Martignana Modena
    Caseificio Nuova Martignana Modena

    In concomitanza con Caseifici Aperti, si terranno alcune iniziative collaterali come:

    • Porte aperte in Consorzio: sabato 4 e domenica 5 ottobre, il Consorzio del Parmigiano Reggiano aprirà i cancelli a tutti coloro che vorranno visitare lo storico casellino e assistere nel pomeriggio dal vivo all’affascinante spettacolo della cottura di una forma di Parmigiano Reggiano secondo l’antico metodo del “fuoco a legna”.
      Il Consorzio del Parmigiano Reggiano si trova in Via Kennedy,18 a Reggio Emilia.
    • 3, 4 e 5 ottobre, a Lama Mocogno (MO), si terrà “Parmigiano Reggiano…da gustare”, una rassegna tutta dedicata al Re dei formaggi che animerà le vie del paese con degustazioni, bancarelle e la possibilità di acquistare il Parmigiano Reggiano dai caseifici presenti.
    • Sabato 4 ottobre, alle 19.30, a Bibbiano presso lo spazio “Arena del Parmigiano Reggiano” a Bibbiano (RE), in via S. Giovanni 10, si terrà “Fuoco al mito”, la cottura della forma di Parmigiano Reggiano secondo l’antico metodo del “fuoco a legna”.

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    Tutti gli appassionati di cultura ed enogastronomia sono quindi invitati a partecipare e a condividere la loro esperienza attraverso l’hashtag #caseificiaperti!

     

     

    Produzione Parmigiano Reggiano

  • Olio spray? “Mai più senza!”

    Olio spray? “Mai più senza!”

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    Deciso, da oggi inauguro una nuova rubrica nel blog: “mai più senza”. I vecchi lettori di Cuore (inserto satirico dell’Unità dei tempi che furono) ricorderanno questo titolo ironicamente dedicato alla raccolta degli oggetti assolutamente inutili eppure propagandati come incredibili (qui una raccolta, per chi non sa di cosa sto parlando).

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    Anche a proposito di cucina si incontrano di queste meravigliose inutilità. Di una di queste, ho già parlato tempo fa: lo stampo in silicone per cuocere il pane, una roba da non augurare neppure al nostro miglior nemico insomma. Oggi, invece, tocca allo Stacca facile, uno “spray professionale per teglie, stampi e forme. Pratico e veloce per l’utilizzo in pasticceria ed in cucina”. Una bomboletta spray, dal modico costo itinerante tra i 7 e i dieci euro , il cui unico scopo è quello di evitare di sporcarsi le mani per ungere uno stampo da dolci. Ora, premesso che per fare questa operazione ci vuole un attimo (basta avere l’accortezza di mettere lo stampo in forno mentre questo si sta riscaldando e passare il burro sulle pareti calde per ungere in fretta ed in modo perfettamente uniforme) quello che proprio non riesco a capire è perché pagare a prezzo di oreficeria dell’olio di palma (grasso da cui sarebbe bene stare alla larga, sia per il sapore che per il pesantissimo impatto ambientale che la sua produzione provoca).  In più, dettaglio non da poco, è uno di quegli imballaggi assurdi in cui la quantità di rifiuto prodotto è persino maggiore del prodotto contenuto (non a caso, il contenuto è espresso in ml: cosi’ sono compresi anche i gas, che ovviamente hanno volume e non peso). Insomma,  quello che compriamo quando compriamo queste bombolette sono tre cose: olio di palma, gas  e monnezza (che pure lei il suo bell’impatto ambientale ce l’ha).
    Pensiamoci, la prossima volta che ce lo troveremo davanti. E soprattutto, lasciamolo lì, sullo scaffale del super: nella speranza che invecchi beatamente senza finire nel carrello della spesa di nessuno.

    E voi, avete altre imperdibili  assurdità di questo tipo da segnalare?

  • Media Kit per blogger (che cos’è e come realizzarlo con PicMonkey)

    Media Kit per blogger (che cos’è e come realizzarlo con PicMonkey)

    Forse è appena successo anche a voi: vi hanno chiesto il vostro Media Kit e non avete idea di cosa si stia parlando.  Ma volete capire che cosa è questo  Media Kit per blogger e soprattutto – come me – volete realizzarlo da soli e non avete idea di come si fa.

    Innanzitutto, brevemente – per aiutare chi invece non abbia idea di cosa stiamo parlando – diciamo che un Media Kit per blogger è un documento della dimensione di in un foglio – chi legge vuole andare subito al sodo e capire con uno sguardo con chi ha a che fare – che sia d’impatto, che faccia capire subito chi sia il blogger in questione, qual è il suo stile e – soprattutto – quali siano le sue potenzialità in termini di numeri.

    Questo, in termini pratici, vuole dire una serie di cose ben precise. E cioè che – ammesso che state pensando di costruire il vostro – un media kit per blogger efficace deve contenere:

    Una vostra foto profilo, possibilmente quella che utilizzate su tutti i social
    Qualche riga di biografia – poca roba, niente romanzi per carità! – che racconti chi siete e di cosa vi occupate nel blog
    L’indicazione di due o tre tra i vostri post più letti
    I vostri contatti social (e relativi numeri)
    I vostri recapiti email e telefonici
    Le visite ricevute con qualche indicazione – ricavabile da analytics – su chi sia il vostro pubblico
    Qualcosa che vi rappresenta: nel mio caso, ho scelto il link alla mia galleria fotografica su Flickr
    Il vostro logo e i colori che avete scelto per il vostro sito
    Cosa potete offrire a chi vi sta leggendo: articoli sponsorizzati, organizzazioni contest, test prodotti, banner pubblicitari, cooking show… insomma, quello che vi pare.


     Detto questo, però, come possiamo realizzare un media kit per blogger efficace  da soli?
    La risposta è semplice. Più semplice di quanto vi aspettiate: on line, con strumenti  gratuiti come PicMonkey.  Come fare? Non ve lo spiego io: ho trovato un articolo in inglese che, in modo semplice e chiaro  è in grado di guidarvi verso l’obiettivo di costruire da soli il vostro Media Kit per blogger.

    media kit per blogger

     

    Per cui,  iniziate a raccogliere i vostri dati e mettetevi all’opera. Un media kit per blogger è uno strumento ormai irrinunciabile, più importante di un biglietto da visita.  
    E poi, magari, passate di qua a raccontarmi la vostra esperienza in un commento.