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  • Mezze maniche rigate ai pomodorini gialli e ricotta

    Mezze maniche rigate ai pomodorini gialli e ricotta

    Mezze maniche rigate pomodorini gialli e ricotta
    Mezze maniche rigate ai pomodorini gialli e ricotta

    Un piatto di pasta estremamente semplice e veloce, preparato per testare due prodotti: i pomodorini gialli in succo di così com’è e la ricotta Sabelli.  I primi, di cui vi parlerò meglio in altre ricette, li ho scoperti da poco  grazie a Peppe Guida e li ho ordinati al volo on line (ad un prezzo, oltretutto, molto conveniente rispetto a quelli che vedo fare nei negozi dedicati a prodotti “di nicchia” come questi”.
    La seconda, invece, mi è stata proposta di provarla direttamente dall’azienda. Ora, come ho ripetuto spesso, io non accetto di provare prodotti qualsiasi.  Ho recentemente rifiutato per esempio l’invito di un notissimo olio “di marca” che già da un po’ di anni usa i foodblogger che ci cascano per farsi un ricettario on line quasi gratis (sei bottiglie di olio industriale, in cambio di dieci ricette mi pare infatti una grande presa in giro), ma nel momento in cui sono stata contattata dal Caseificio Sabelli sono rimasta – invece – piacevolmente sorpresa.  Soprattutto, mi ha colpito il disciplinare di rintracciabilità che permette di ricostruire ogni fase della lavorazione con un processo controllato lungo tutta la filiera produttiva e l’utilizzo di materie prime provenienti da pascoli naturali senza l’utilizzo di mangimi chimici.

    Ho accettato, quindi, e ieri ho assaggiato la ricotta. Buonissima. E non ho resistito all’idea di condirci una pasta  condita con un sugo di pomodorini gialli.

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    Ho usato:

    250 g di mezze  maniche rigate del Pastificio Leonessa
    un vasetto di pomodorini gialli in succo
    100 g di ricotta Sabelli
    Olio extravergine di oliva (io ho usato un olio extravergine pugliese, a base di coratina)
    buccia di un limone naturale
    Pepe di Sarawak
    Sale grosso (per il sugo ho usato quello di Cervia, per bollire acqua invece normalissimo sale da super)
    origano fresco
    2 spicchi di aglio

    Il sugo è velocissimo. In una padella larga ho messo dell’olio e ho soffritto l’aglio. Poi ho aggiunto i pomodorini che ho fatto andare a fuoco veloce in modo che rimanessero il più sodi possibile e non si separasse la polpa dalla buccia, spegnendo dopo qualche minuto. Intanto, ho mescolato la ricotta a buccia di limone e pepe. Una volta cotta la pasta, ben al dente, l’ho scolata e messa nella padella insieme al sugo e ho continuato la cottura aggiungendo un po’ di acqua della pasta per amalgamare bene, aggiungendo le foglioline di origano. Ho quindi servito aggiungendo direttamente nel piatto la ricotta profumata di limone e pepe, completando con un filo di olio crudo.

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  • E’ sufficiente dire IGP per intendere tutela? Non sempre, almeno secondo Carlo Petrini

    E’ sufficiente dire IGP per intendere tutela? Non sempre, almeno secondo Carlo Petrini

    IGP e tutela, secondo Carlo Petrini

     

    Non nascondiamocelo: nel linguaggio comune gli acronimi come IGP e DOP sono finiti per diventare sinonimi di tutela. Ma é sempre così? Purtroppo no, e in questo articolo – che vale la pena di leggere – lo spiega benissimo Carlo Petrini.  Succede a volte infatti, ed è successo,  che i marchi Igp o Dop non proteggano il prodotto che davvero ha un legame con la storia e le tradizioni di un territorio, e che  l’utilizzo di questi strumenti – che la legislazione europea mette a disposizione – sia scorretto e lesivo della leale concorrenza.

    Emblematica, la storia del bitto: in Valtellina il Bitto si era fatto da secoli solo in alpeggio, dove le vacche mangiavano solo foraggio, trasformato nei “calecc”, usando latte vaccino (e un po’ di caprino) prodotto dalla pregiata razza orobica. Arrivò la Dop e, per garantire i “promotori” del riconoscimento, il Bitto divenne producibile in pianura, usando latte ottenuto anche dando alle vacche integrazioni alimentari varie, anche senza aggiunte di latte caprino.

    Fu così che il Bitto della tradizione divenne indistinguibile dal Bitto Dop fatto in pianura, secondo il disciplinare, ma contro la storia. Dopodiché solo i caseifici dalle centinaia di forme poterono permettersi la certificazione che serve per rivendicare il bollino della Dop e ai casari delle malghe fu vietato di far riconoscere il loro storico Bitto, nel mare magnum del “nuovo” Bitto. Purtroppo non sono esempi isolati, altri prodotti hanno fatto la stessa fine.

    Insomma, il pensiero di Petrin è che non sia un valore di per sé aumentare le Dop e le Igp italiane, se a queste tutele non corrisponde reale valore da proteggere, veri saperi e territori che si rispecchino autenticamente in un cibo che da essi deriva. Non credo che sia giusto introdurre una distorsione della concorrenza tra gli operatori alimentari solo perché uno fra gli altri, per un prodotto magari assolutamente normale, riesce con uno stratagemma a ottenere un bollino che poi spaccia come fonte della sua tipicità e qualità.

    Qui, l’articolo integrale di Carlo Petrini.

  • Furore, il paese che non c’è

    Furore, il paese che non c’è

    Qualche foto, per provare a raccontare del Borgo del fiordo di Furore (SA). Perché se  è la seconda stella a destra ad indicarmi il cammino, io  non posso che scegliere di seguirla fino ad un un luogo come questo: un paese che non c’è.

    Furore, il paese che non c'è
    Furore, il borgo del fiordo

    Il borgo del fiordo di  Furore non è un paese vero e proprio ma  solo un grappolo di minuscole case (monazeni) cresciuto al fianco di una delle pareti scoscese, alle quali si arriva  scendendo lungo una serie di scale o di sentieri tortuosi. Questi partono dalla strada costiera – che attraversa il fiordo grazie ad un ponte – oppure da Agerola da dove scendono lungo il sentiero degli dei sino alla spiaggia, cui è sufficiente avvicinarsi perché il mondo estraneo a quel luogo quasi cessi di  esistere. Grazie alla conformazione del fiordo, infatti, sulla riva non arrivano altri rumori oltre a quello del mare, del vento e ai versi degli uccelli marini che nidificano sulle rocce a strapiombo.

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    Vista sulla spiaggia, dal Monazeno del dottore

    Una  volta percorse le scale, c’è un solo modo per vivere un posto come questo: sedersi sulla riva e fare  silenzio. Il rumore delle onde renderà facile chiudere gli occhi per ritrovarsi immersi in qualcosa che assomiglia all’incanto, dove tutti i rumori del luogo lentamente si fondono in un unico suono in grado di catturare chiunque. Non è un caso che Li Galli, che la leggenda vuole siano i corpi pietrificati delle sirene, siano a due passi da qui: perché se in natura davvero esiste un suono simile al loro canto, è in posti come Furore che è possibile riconoscerlo ed ascoltarlo. Per poi rimanerne ammaliati per sempre. Assomiglia ad un sussurro, lieve e persistente, cui è facile abbandonarsi insieme alla sensazione – irragionevole eppure inevitabile – che in buona parte sia formato dalle parole di promessa  pronunciate dalle infinite coppie che  nel corso di secoli si sono seduti su quei gradini, su quella riva, e rimaste ad aleggiare per sempre nell’aria.

    Furore, il paese che non c'è

    Promesse fatte anche di eternità – sin troppo facili, in un luogo come questo, che all’eterno finisce per assomigliare  – forse simili a quelle che nello stesso luogo si scambiarono anche due amanti celebri come Anna Magnani e Roberto Rossellini, che nella primavera-estate del 1948  proprio a Furore alloggiarono  mentre giravano alcune scene del secondo episodio del film Amore.

    Il mogazzeno del dottore
    Il monazeno del dottore

    Tanto potente dovette però essere il legame con quei luoghi che Anna Magnani decise di acquistare un’abitazione del borgo  (che ribattezzò – con una autoironia rara a quei tempi “Villa della storta“) distante solo pochi gradini dal Monazeno del dottore“, che invece ospitava il regista. Non durò a lungo quell’amore: solo il tempo delle riprese del film. Dopo, nella vita di Rossellini  arrivò la Bergman e fu la fine  tra lui e la Magnani che abbandonò la casa al suo destino e a Furore non mise più piede.

    Ma tutto questo, guardando il mare del fiordo non ha alcuna importanza. Perché a Furore  il paesaggio stesso è promessa di eternità, ed è sufficiente vagare con lo sguardo per ritrovare ovunque traccia dello  splendore di un sorriso.

    Furore, il paese che non c'è
    “… Bruna e non bella, ma con gli occhi di una divorante, fonda, febbrile vivezza, lucenti sopra le occhiaie peste, di tra le ciocche dei capelli eternamente arruffati e spioventi…”

    E per ritrovarsi a sorridere a propria volta,  scoprendo di essere capitati in  uno di quei rari posti in cui  è sufficiente guardarsi intorno  per tornare a credere, anche solo per un attimo, che persino  la felicità sia un’eventualità possibile.

    Per vedere le foto, passarvi sopra con il mouse.

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    Questa, invece, la prima parte del film Amore

     

  • Vietri sul Mare, sulle pareti di casa mia

    Vietri sul Mare, sulle pareti di casa mia

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    Ci sono posti che rimangono nel cuore: sono quelli dell’infanzia e dell’adolescenza, luoghi che portano con sé ricordi felici e buone sensazioni solo a pensarli. Ovvio che questi diventino, ad ogni ritorno, occasione per scattare fotografie: c’è sempre un nuovo scorcio da scoprire, particolari, colori ed atmosfere che mi piace fermare  in uno scatto.

    Come vi avevo raccontato tempo fa, uno di questi luoghi è Vietri sul Mare: un posto incantevole, con la sua passeggiata sulla spiaggia, il panorama spettacolare, i le ceramiche sulle fontane e gli artigiani che d’estate espongono le loro opere per le vie del paese. 

    Al mio rientro a casa da una visita in questa cittadina meravigliosa, ho pensato di fare stampare qualcuna delle foto che ho scattato ed ho cercato in giro su google per vedere a chi potevo rivolgermi. Ho scoprerto così un servizio veramente utile per portare quei colori e quelle atmosfere catturate con l’obiettivo della mia macchina fotografica sulle pareti di casa. Si tratta del servizio di stampa poster online di Cewe che permette di realizzare ingrandimenti fotografici su materiali particolari come l’alluminio, la tela pittorica, la carta adesiva ed il plexiglass, oltre ovviamente alla tradizionale carta fotografica.

    Pannelli multifoto

     

    Senza dovermi rivolgere ad un centro di stampa fotografica, ho realizzato io stessa tramite il sito di Cewe un collage delle fotografie scattate quel giorno. Il bello è che si può vedere un’anteprima di come verrà la stampa e si può personalizzare anche aggiungendo scritte ed effetti direttamente sul sito web.

    Vietri sul Mare ora è il soggetto del mio quadro più bello. Vederlo ogni giorno appeso in casa mi regala una grande soddisfazione perché nessun altro complemento d’arredo è così unico e personale come quello che realizziamo noi stessi, con le nostre fotografie.

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    Se anche voi volete trasformare le vostre fotografie in un quadro con i servizi Cewe, da oggi fino a fine 2014 potete usare uno dei buono sconto riservati ai lettori di Scattigolosi:

    • 10CEWE14 – 10 euro di sconto- Valido su tutte le stampe di poster e tutte le altre categorie di prodotto tranne le foto semplici (stampa foto) – Nessun ordine minimo

    • 30CEWE14 – 30 euro di sconto- Valido per Poster e Fotolibri – Ordine minimo 150 euro

      Io, inizierò da questa foto e pensavo di farla stampare su alluminio… che ne dite?

     

  • La Pasticceria Pansa, ad Amalfi

    La Pasticceria Pansa, ad Amalfi

     

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    Ci sono posti che fanno parte della tua vita da sempre. Che non puoi fare a meno di frequentare ogni vota che capiti nei loro dintorni e cui ogni volta, ti accosti con una delicatezza che assomiglia un po’ a soggezione. Sì, soggezione: anche quando si tratta di una semplice pasticceria. Come la Pasticceria pansa di Amalfi.

    La pasticceria Pansa ad Amalfi

    Nulla di trascendentale, perlomeno all’apparenza, fatta salva l’eleganza del locale e del servizio: solo dolci tradizionali eseguiti però con cura ed attenzione alle materie prime quasi maniacali. Lo si capisce subito, appena entrati, dai profumi:  il più potente, quello dei limoni (provenienti dal limoneto privato della pasticceria, che la prossima volta spero di visitare). E poi  le forme e i colori: la trasparenza perfetta dei canditi di produzione propria. Oppure la lucentezza dei  babà, grondanti di sciroppo e straripanti di crema e amarena. Crema vera, però,di quella fatta con  uova vere, e punteggiata da autentici semi di vaniglia. Gli stessi che abbiamo ritrovato nel gelato, preparato artigianalmente con uova, latte e zucchero mescolati e cotti fino a formare una crema inglese.  E vaniglia, appunto, che dopo aver conosciuto Andrea Pansa temo che chiunque osi solo pronunciare la parola vanillina rischi – minimo minimo – di non essere servito.   Già, perché è la passione che porta questa famiglia a fare dolci da tre generazioni, con lo stesso rispetto di sempre sia per le materie prime che per il risultato finale. Passione di cui Andrea ha voluto farci omaggio attraverso due ore trascorse con noi a chiacchierare – di dolci ma anche di altro: Favignana, per esempio, passando per le saline di Trapani e poi anche per quelle di Cervia (che tra appassionati si sa, si parte dalla ricetta della crema e poi si finisce per parlare dei massimi sistemi). Il tutto suggellato da un patto a base di sale: un  chilo di sale di Trapani (e mica alla pasticceria Pansa si può usare un sale qualsiasi o non di salina, vi pare?) in cambio della promessa di ripassare alla prima occasione per fargli assaggiare quello di Cervia, che io vedo perfetto per i dolci.

    La pasticceria Pansa ad Amalfi

    E credo che sia stata proprio la passione a spingere Andrea a farci il regalo più grande. La visita al laboratorio con il permesso di fotografare. Attimi preziosi, che mi sono goduta come un tesoro. Perché, lo dicevo all’inizio, alla pasticceria Pansa ci vado da sempre – impossibile pensare di passare da Amalfi senza passare da loro – ma mai avrei osato immaginare di ritrovarmi un giorno  a condividere con loro attimi di pura passione per la pasticceria.

    Grazie Andrea, grazie Marilla, grazie Tina che era con me e soprattutto grazie  Barbara che hai reso possibile questo incontro presentandoci su fb.

    Amalfi, Pasticceria Pansa
    Piazza Duomo, 40
    Tel. 089.871065
    Aperto sempre, dalle 7.30 alle 22.00 (in estate fino alle 24.00).
    Chiuso il martedi (solo in novembre e febbraio)
    Ferie variabili, tra il 10 gennaio e il 5 febbraio
    www.pasticceriapansa.it
    info@pasticceriapansa.it

    (Per visualizzare le foto, passarci sopra con il mouse)

     

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  • Gli “atipici” biscotti di Castellammare

    Gli “atipici” biscotti di Castellammare

    Cose che mi fanno arrabbiare, confesso.
    Pensare ai biscotti della mia infanzia, quelli con cui ho fatto merenda sulla spiaggia comprandoli dai tarallari girovaghi , gioire al ritrovarli intatti nella loro confezione blu – bella come allora – leggere quella descrizione, bellissima, che al solo guardarlami fa venire l’acquolina in bocca e persino agli occhi…

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     … e poi, il colpo al cuore: l’etichetta.  Di burro neanche l’ombra, solo grassi vegetali. E aromi naturali, alias vanillina.

    taralli di castellammare

    Non dico nulla, non voglio rischiare la querela. Oltretutto, mi pare che non ce ne sia bisogno: questa confezione è l’esempio più classico di ciò che i produttori, soprattutto quelli che si vendono come antichi ed artigianali, NON devono fare.
    Poi, fate voi: ma se andate a Castellammare – anzi, ovunque voi andiate – ricordatevi di leggere le etichette. Potreste scoprire come me che quello che avete tra le mani è l’atipico tarallo di Castellammare.