Anno: 2015

  • Zuppa inglese alle fragole in bicchiere

    Zuppa inglese alle fragole in bicchiere

    zuppa inglese alle fragole

     Ovviamente, questa non è la classica zuppa inglese. Magari, da lontano – da molto lontano – richiama la versione napoletana con le amarene. Solo che le amarene al mercato ancora non ci sono e non potevo rinviare la preparazione di questo dolce. Già: perché questo non è un dolce qualsiasi ma il dolce che ho preparato per #ricetteimpossibili, il contest della Moulinex di cui vi avevo parlato qui.

    Ieri, la serata di Firenze, cui ho partecipato con questo dolce (preparato con Daiana, una delle vincitrici del contest).  Che anche se non ha vinto – ha vinto Sandra in coppia con Jacopo, e con noi c’erano Laura, Martina, Elisabetta e Azzurra – mi è piaciuto moltissimo. Denso di sapori come deve essere un dolce in bicchiere, capace di offrire ad ogni assaggio una sfumatura diversa di sapore grazie all’incontro tra i diversi ingredienti che lo compongono.

    Non è neanche difficile, anzi. Se non si fanno i savoiardi in casa – che però non sono poi più complicati di un pan di spagna – è anche molto veloce. Basta fare una crema pasticcera. arricchirne metà con del cioccolato fondente, e una marmellata di fragole. E poi riempire il bicchiere a strati alterni. 

    Questa la preparazione con il  Cuisine Companion Moulinex. Ovviamente, se non lo possedete, potrete preparare la zuppa in modo classico accompagnandole con fragole cotte in tegame, a temperatura medio alta, e mescolate per tutto il tempo.

    Zuppa inglese alle fragole in bicchiere

    Ingredienti

    6 tuorli
    80 g zucchero semolato
    500 g latte intero
    60 g di amido di riso
    70 g cioccolato fondente 70% di cacao) 
    1 bacelli  di vaniglia 
    1 pizzico di sale
    buccia grattugiata di mezzo limone non trattato
    200 g biscotti savoiardi 
    100 g circa di liquore alchermes
     
    Per la salsa alla frutta: 500 gr di fragole.  100 gr di zucchero, 1 baccello di vaniglia, un limone non trattato
     
    Per decorare; una stecca di vaniglia, ,zucchero a velo, foglioline di menta, buccia grattugiata di mezzo limone,  50 grammi di amaretti (da sbriciolare e sistemare sulla zuppa)
     
     
    Preparazione della crema
    Montate la farfalla per montare nella ciotola del Moulinex Companion
    Versate l’amido, lo zucchero, i tuorli e il limone nella ciotola 
    Accendete il Cuisine Companion Moulinexa velocità 5 per 1 min e fate partire.
    Dopo 30 sec. iniziate a versare il latte dal tappo superiore fino ad ottenere una pastella liquida ma omogenea. Questa operazione serve per non creare grumi.
    Impostate il Cuisine Companion Moulinex su  cottura lenta e fare cuocere 12 minuti a velocità 4 a 90 gradi. Una volta pronta la  crema, pesarne 300 gr e metterla via. Aggiugete  il cioccolato alla crema rimanente e fate andare uno-due minuti alla stessa temperatura di prima, per preparare la crema al cioccolato.
     
    Intanto pulite le fragole e  tagliarle in quattro pezzi ognuna.
     
    Quando è pronta la crema al cioccolato, svuotate il cestello e lavatelo per  preparare la salsa di fragole. Mettete  le fragole nel cestello insieme a 100 g i zucchero, la buccia di mezzo limone e i semi di una bacca di vaniglia. Avviate la lenta cottura a velocità 1 per 10 minuti a 130 gradi
     
    marmellata di fragole
    Una volta pronte, separate i pezzi di fragole dal succo ed usate questo per preparare la bagna per i savoiardi, aggiungendo i 100 g di alchermes. 
     
    Montate il dolce nella ciotola monoporzione partendo da uno strato di savoiardi, abbondante bagna, uno strato di cioccolata e uno di fragole cotte. Completate con buccia di limone grattugiata e  fate un altro strato con crema gialla. Decorate  infine con una fragola tagliata a ventaglio, amaretti sbriciolati grossolanamnte tra le dita e spolverate di zucchero a velo, aggingendo infine  una fogliolina di menta e un pezzetto di baccello di vaniglia.
     
    Ps. scusate la foto da cellulare, ma ero andata per cucinare e non per fotografare. 🙂E non perdetevi gli altri piatti. Sandra innanzitutto, che ha vinto, ma anche Laura e Martina.
     

     

  • Choux craquelin con crema di risolatte al limone candito e basilico

    Choux craquelin con crema di risolatte al limone candito e basilico

    choux risolatte-2

    Sì, lo so: il nome di questa preparazione “Pâte à choux au craquelin” crea un po’ di soggezione. Fa pensare ad una cosa difficile, ma non è così. Sono i classici choux – come questi di Genin, per intenderci – ma ricoperti da un disco di pasta sottile che cuocendo diventa croccante e fa assumere allo chou questo aspetto caratteristico e *molto francese*, a mio parere.

    In questo caso, è il ripieno ad essere particolare: non è una crema nel senso classico del termine ma risolatte. Sì, proprio lui: la più classica delle merende di infanzia che ho preparato seguendo i consigli di Francesca nel forum e poi ho frullato fino a renderla cremosa e soffice.  Questa, la base della crema che poi ho completato prendendo spunto dalla Tarte au citron vert et basilic
    Ma andiamo con ordine.

    Questi gli ingredienti

     

    choux risolatte-3

    Crema di risolatte
    225 ml di acqua
    3 cucchiai di riso originario
    1/2 litro di latte (o poco meno)
    75 g di zucchero
    2 cucchiai rasi di amido di riso

    100  grammi di limone candito
    una decina di foglie di basilico

    Innanzitutto, si fa bollire il riso nell’acqua fino a quando l’acqua e’ assorbita.  Poi, si scalda il latte e lo si  versa nel riso, continuando a mescolare.
    Si continua quindi a cuocere  a fiamma bassa per 20 minuti, mescolando di continuo fino a quando il riso non appare ben cremoso. A questo punto si fa raffreddare e poi lo si frulla con un frullatore ad immersione. Si scioglie quindi l’amido in poca acqua e la si aggiunge al riso, rimettendolo sul fuoco e cuocendo a bassa temperatura e mescolando fino a  quando la crema non appare ben soda.

    A parte, si frulla il limone candito con le foglie di basilico  fino a renderli cremosi e e si aggiungono poi alla crema di risolatte mescolando con un cucchiaio di legno.

    Durante il raffreddamento, preparare la Pate à craquelin con queste dosi (ricetta di Conticini)

    80 g di burro morbido
    50 g di zucchero
    50 g di farina 00
    un pizzico di sale

    Si mescola  la farina con lo zucchero e il sale. Poi, si aggiunge il burro e  si mescola bene fino a che non diventi ben cremosa. Si stende quindi l’impasto tra  due fogli di carta da forno allo spessore di 2 mm e la si ripone in congelatore.

    Si preparano quindi gli choux usando queste dosi.

    125 g di latte parzialmente scremato
    125 g d’acqua
    110 g di burro
    140 g di farina
    1 cucchiaino da caffé di sale
    1 cucchiaino da thè di zucchero
    5 uova intere ( circa 250 g )

    La preparazione, con le foto passo a passo, le trovate invece qui.

    Una volta spremuti gli choux su una teglia coperta di carta forno, si tira fuori la Pate à craquelin dal frigo e la si taglia con un coppapasta in piccoli cerchi che vengono sovrapposti agli choux  crudi

    choux risolatte-4

    Preriscaldare il forno a 180°, infornare e lasciate cuocere dai 30 ai 40 minuti fino ad ottenere una cottura ambrata.

    Quando gli choux sembreranno pronti, spegnere il forno e lasciarlo semiaperto in modo da fare asciugare gli choux per una decina di minuti. Questo farà in modo che restino ben croccanti e che non si ammoscino una volta raffreddati. Al momento di estrarli, poi, non vanno sovrapposti ma messi a raffredare in un cestino o su una gratella per dolci.

    Una volta freddi, tagliarli orizzontalmente e farcirli con  crema di risolatte al limone e basilico, spremuta da una tasca per dolci munita di bocchetta liscia e larga.  

    Preparare quindi del caramello, facendo sciogliere a fuoco basso 100 g di zucchero e – una volta che questo sia sciolto e liquido – aggiungere il succo di mezzo limone. Mescolare velocemente e rovesciare su un foglio di silpat in modo da formare una striscia.
    Una volta che si sia intiepidita, questa va presa e appoggiata sugli choux , decorando infine  il dolce con meringa sbriciolata grossolanamente.

    choux risolatte

    Con questo post, partecipo al contest Risate e Risotti 2015.

    risate e risotti

  • Marmellata di fragole pronta in dieci minuti, con Cuisine Companion

    Marmellata di fragole pronta in dieci minuti, con Cuisine Companion

     

    marmellata di fragole

    Pronta in dieci minuti dieci. Con sole due accortezze: tenere sotto controllo la temperatura – che è stata per tutti e 10 i minuti ferma a 130 gradi – e mescolare continuamente con un cucchiaio di legno.

    Oppure, come ho fatto io, affidarsi a Cuisine Companion Moulinex. Sufficiente pulire 200 g di  fragole, tagliandole poi a metà, e versarle nella ciotola insieme a 50 g di zucchero  a 130 gradi a velocità 3. Impostare il timer per un tempo di dieci minuti e avete finito. Potete fare altro: un segnale acustico vi avviserà che la vostra marmellata è pronta. Questa, infatti la comodità incredibile del Cuisine Companion: potete fare le vostre ricette preferite senza alcuna fatica, tanto a fare in modo che non bruci ci pensa lui. Così come a mescolare.

    Siete curiosi? Allora se siete in zona Firenze segnatevi questo evento in agenda. Avrete l’occasione di toccare con mano come lavora il Cuisine Companion: con me ci saranno Sandra, Martina e Laura con cui ci sfideremo a colpi di #ricetteimpossibili.
    Mi raccomando, non perdetevi questo appuntamento… vi aspettiamo!

  • Pesto di fave al caciocavallo, per #MoliseCalling

    Pesto di fave al caciocavallo, per #MoliseCalling

    caciocavallo-15

    Confesso: quando ho accolto l’invito a partecipare a Molise Calling, non avevo ben chiaro a cosa stessi andando incontro.  Le parole che descrivevano il progetto “il progetto strategico di marketing territoriale realizzato  dal pastificio La Molisana e patrocinato dalla  Regione e dal Comune di Campobasso”  ad una prima lettura mi avevano dato l’idea di un incontro con le imprese del territorio a metà strada tra il marketing e la visita *istituzionale* e  – confesso – ero stata sul punto di rifiutare. Troppi impegni, ultimamente, e la sensazione di vivere con il fiatone. Per non parlare dei giorni di ferie che vanno progressivamente, inesorabilmente, calando.

    Poi, forse complice la telefonata con Fabrizio, ho ceduto. E ancora oggi, se penso a quello che ho rischiato di perdere, mi dò della cretina.

    Già, perchè  Molise Calling tutto è stato, tranne che marketing.

    molise calling

    Ne racconterò un po’ per volta, ma il filo conduttore che ha legato tutte le diverse esperienze è stato l’amore per il territorio che sono stati capaci di trasmetterci i nostri ospiti. Tutti, indistintamente: tra gli altri, per esempio,  Rossella Ferro che ci ha raccontato dello spirito familiare che ha dato vita al progetto di recupero de La Molisana, oppure la  direttrice del Museo Sannitico di Campobasso  che  non si è risparmiata nel suo racconto fatto di passione prima che di storia del Territorio. 

    Cacio in asse - Caseificio La Fonte Nuova
    Cacio in asse – Caseificio La Fonte Nuova

    (Per vedere le foto in formato originale: 1. caciocavallo-12, 2. caciocavallo-4, 3. caciocavallo-3, 4. caciocavallo-2, 5. caciocavallo, 6. caciocavallo-13, 7. caciocavallo-7, 8. caciocavallo-9, 9. molise-11, 10. caciocavallo-14)

     

    Ma il primo pezzo del racconto voglio dedicarlo a lui: Giovanni Nomaro, titolare del caseificio La Fonte Nuova di Casacalenda (CB). Non per le solite cose che si dicono in queste occasioni: la qualità dei suoi prodotti, l’ospitalità. l’eccellenza trasformata in lavoro quotidiano ed altre cose così.  Voglio iniziare da lui, per le lacrime che – inaspettatamente – ci ha regalato durante il racconto della storia della sua creatura: il cacio in asse  che, anche se nuovo nella sua ideazione, ha vinto il primo premio di un importante Concorso nazionale come Formaggi d’Autore 2003 a Saint Vincent.

    Una cosa che mi ha tanto colpito che a queste lacrime ho voluto dedicare la prima delle ricette pensate per provare a raccontare un po’ dei sapori del Molise.  Una pasta semplicissima, condita con tre soli ingredienti. Il caciocavallo, appunto – non troppo stagionato, in questo caso – , le fave e l’Olio extravergine di oliva “Colle Impiso” dell’Azienda Agricola Vinica.

     

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    Insomma: facilissimo, tutto a crudo e pronto in cinque minuti. 
    Che ne dite?

  • Brioche al caffè

    Brioche al caffè

    brioche al caffe

    La brioche al caffè non è poi molto diversa da quella classica, almeno nella lavorazione. Il gusto, invece, e il profumo, sono particolarissimi: ho usato una polvere di caffè finissima – presa a Napoli – e dal profumo molto intenso. Questo, credo faccia la differenza. Se avete voglia di provare questa brioche, quindi, usate un caffè napoletano vero (come il Passalacqua o il Barbera). Oppure, se non riuscite a procurarvelo, scegliete il vostro preferito ma dategli una ulteriore ripassata nel macinacaffè in modo da rendere la grana il più sottile possibile.
    Questa quella che ho realizzato io, partendo da una ricetta di Francesco Guida.

    brioche al caffè

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    In alto, la formatura classica della brioche con il tuppo. In basso, la brioche a fine cottura.

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  • Ma avete visto quanto è bella la nuova confezione della pasta Antonio Amato?

    Ma avete visto quanto è bella la nuova confezione della pasta Antonio Amato?

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    P
    erché parlare di un pacco di pasta, direte voi. Per tanti motivi, rispondo io: ma soprattutto perché con questa pasta io ci sono cresciuta, come tanti altri salernitani. La vecchia fabbrica era poco lontana dal mio quartiere e ci passavo davanti spessissimo: e come tutti i salernitani davanti a lei provavo una sensazione che assomigliava alla soggezione. Da quell’edificio, lo sapevo, veniva il nostro alimento quotidiano: a Salerno, infatti, era *la pasta* e quel vecchio edificio in periferia era amato per questo. E perché portava il nome di Salerno in giro per il mondo. 

    Per questo, per il fallimento ha tremato un’intera città. La stessa che ha gioito per il salvataggio da parte del pastificio Di Martino. E che ora, sono pronta a scommetterci, sta gioendo per questa nuova confezione che mette assieme il blu classico del pacco storico con i disegni della tipica ceramica di Vietri  proprio per sottolineare il forte legame della pasta Antonio Amato con il suo territorio d’origine, Salerno e le costiere amalfitana e cilentana.

     amato

    Un progetto di rilancio che non si ferma alla confezione ma che prevede molto altro: l’attivazione del mulino, investimenti in tecnologia e la realizzazione del Centro di Ricerca e Sviluppo di tutto il gruppo proprio a Salerno, nella direzione della valorizzazione del sito salernitano.

    E’ inoltre allo studio,un think tank del food, per ospitare giovani provenienti da tutto il mondo, che, partendo dalla pasta possano pensare a tutte le dimensioni del food.

    Infine, l’offerta di Antonio Amato d’ora in poi – oltre alla categoria della pasta di semola – “accoglierà” nel suo paniere altre specialità tipiche della Dieta Mediterranea (olio, pomodori, farine e una linea interamente dedicata al mare).

    Per tutto questo, e perché la pasta Antonio Amato noi salernitani ce la portiamo nel sangue oltre che nello stomaco, non posso non essere felice di queste scelte, e del nuovo pacco che è stato scelto per rappresentare questo nuovo corso.

    Anche  perché – ma questo è un segreto – io questo pacco l’ho visto da luglio dell’anno scorso in anteprima e l’ho indicato (insieme a Irene) come il mio preferito tra quelli papabili. Solo, mi è toccato mantenere una promessa e tacere: e finalmente ora è arrivato il momento in cui posso dirlo… MA AVETE VISTO QUANTO E’ BELLA LA NUOVA CONFEZIONE DELLA PASTA DI SALERNO?