Categoria: Dolce

  • Ricetta babà napoletano: quello tradizionale, insomma

    Ricetta babà napoletano: quello tradizionale, insomma

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    Il babà napoletano non è un dolce tra i più semplici da preparare in casa. A mano, è quasi impossibile: servono braccia forti ed instancabili, e tanto tempo a disposizione. La tecnica è quella dell’impasto sbattuto (se non sapete di cosa si tratta, guardate questo video), la più adatta per incorporare le uova necessarie per questa ricetta. Già perché questo dolce, lo fanno soprattutto le uova: sono tante, tantissime in proporzione, in peso “almeno” uguale a quello della farina. Facile quindi che l’impasto non raggiunga l’incordatura necessaria oppure che, lavorandolo in planetaria, si surriscaldi fino a diventare colloso rovinando irrimediabilmente il risultato. Meglio quindi usare una farina forte – una manitoba *vera* cioé, non di quelle del super) ed un’impastatrice: in questo modo, e con un po’ di pratica, avrete sicuramente un risultato perfetto.
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    Servono
    250 g. di farina forte (affidatevi, se potete, ad una manitoba “di mulino”)
    12 gr di lievito di birra
    70 g. di burro
    70 gr. di zucchero
    400 g. di uova (pesate con il guscio, sono più o meno 7, non grandissime)
    1 pizzico di sale

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    L’impasto

    Il babà va  lavorato per gradi, senza fretta.
    L’inizio: si mette la farina in una ciotola la farina con 2 uova, il lievito sbriciolato  e metà del burro a pezzetti ed si impasta a velocità medio bassa per qualche minuto.  In questa fase, l’impasto si presenta piuttosto duro, Se necessario, si può aggiungere un po’ di uovo sbattuto (ma solo se l’impasto dovesse presentarsi sbriciolato e non compatto.
    A questo punto, inizia la lavorazione vera e propria. Ancora qualche minuto l’impasto va lavorato duro così com’è, poi si inizia l’aggiunta delle uova (sbattute a parte) a cucchiaiate, a velocità lenta. Una volta incorporato bene l’uovo, si alza la velocità (non di molto, per non rischiare di strappare il glutine)  e lavorare un minuto. Poi, aggiungere un’altra cucchiaiate o due di uova. Si continua così fino ad esaurimento delle uova: nella penultima aggiunta di uovo, poi, si aggiunge lo zucchero e lo si fa sciogliere bene prima incorporare all’impasto. Nell’ultima, invece, il sale. Una volta esaurite le uova, si aggiunge il resto del  burro morbido a pezzettini e si lavora a velocità mediobassa fino a quando non si è ben incorporato. Questo, lo si può controllare verificando l’incordatura: se il babà è ben impastato, tirando la pasta si ottiene un effetto che assomiglia ad un velo (qui, un po’ di vecchie foto in cui si vede l’incordatura).

    Si lascia quindi lievitare (per una temperatura di una ventina di gradi saranno necessarie 3-4 ore circa. A questo punto, se si preferisce un babà dall’alveolatura più serrata, si rovescia sul tavolo, sgonfiando l’impasto senza lavorarlo, e si dà un giro di pieghe a tre. Altrimenti  si sgonfia l’impasto e lo si fa crescere di nuovo sino al raddoppio.

    Formatura dei babà piccoli

    A questo punto, ungetevi  BENISSIMO le mani di burro e fate altrettanto con gli stampini. Se usate quelli piccoli (i miei sono alti circa 7 cm) dividete l’impasto in porzioni di 30 gr ognuno e formate delle palline (non sono riuscita a fotografare, visto che ero da sola. Potete quindi vedere qui da Tina come fare la MOZZATURA del babà). Sistemetele quindi dentro gli stampini e coprite con del domopack trasparente, lasciando lievitare fino a quando l’impasto non abbia raggiunto i bordi.
    Formatura del babà grande
    Altrimenti, ungete uno stampo grande (della vostra forma preferita, l’importante è che sia con il buco) e sistematevi la pasta, coprendola anche in questo caso con del domopack trasparente e lasciate lievitare per il tempo necessario per il raddoppio del volume.
    Cottura
    Il babà va cotto nella parte bassa del forno. Solo in questo modo, potrà svilupparsi in tutta la sua altezza senza rischiare di bruciarsi in alto. Detto questo, la temperatura del babà varia a seconda delle dimensioni (e delle caratteristiche del proprio forno). Nel caso di quelli piccoli,  220 gradi, forno in temperatura, su pietra refrattaria poggiata sulla parte bassa del forno. Per quelli grandi, invece, stesse condizioni ma forno a 180 gradi
    Lo sciroppo 
    Preparare intanto la la bagna facendo bollire per quindici minuti 450 gr di acqua con 200 gr di zucchero e la buccia di un limone. A questo sciroppo, aggiungete poi – una volta freddo – del rum a piacere, stando attenti a non esagerare: altro rum, infatti, sara’ spruzzato direttamente sul babà al momento di servire.
    Una volta cotti e sfornati, lasciate raffreddare i babà e immergeteli – uno per volta – nello sciroppo (riscaldato a 40 gradi circa). Rigirate bene in modo che si imbevano bene bene, e strizzateli tra le mani il babà, con un movimento di compressione (e non di torsione). Il babà si comportera’ come una spugna, lasciandosi cioè spremere senza opporre apparente resistenza e riprendendo, al cessare della forza premente, la forma originaria. Riponeteli in un piatto e serviteli dopo qualche ora, in modo che siano ben morbidi. Spruzzandoli, magari, con ancora un po’ di rum. Oppure, farcendoli con un’ottima crema pasticcera e decorandoli con crema e amarena.
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    Ma ora che è pronto, cosa ci bevo su?
    Secondo Luciano Pignataro,”l’abbinamento a questo babà tradizionale chiama l’energia della Falanghina del Sannio, un bianco di corpo che conserva sempre grande freschezza. Scegliamo la Falanghina Jocalis, da uve passite, di Aia dei Colombi a Guardia Sanframondio e bagnateli, al momento di servire, con del rum o del limoncello”. 

    E se con il babà ci facessi un bon bon?  Vi piace questa idea? Allora godetevi il post di Rossana!

     

  • La crema pasticcera più buona del mondo

    La crema pasticcera più buona del mondo

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    La crema pasticcera più buona del mondo… vi pare esagerata, come definizione?  Beh, prima di pensarlo dovreste provarla: questa è una crema particolarmente morbida e ricca e di consistenza particolarissima, quasi setosa. Non lasciatevi spaventare dal numero di uova: ci vogliono tutte. Non è una crema qualsiasi, insomma, ma da grandi occasioni. Unica condizione per prepararla, occhio alla temperatura di cottura. Deve essere il più bassa possibile: pazienza se ci metterete un po’ di più… non sarà tempo sprecato!

    Servono

    150 gr. zucchero
    10 tuorli
    30 gr amido di grano
    un pizzico di sale
    350 gr di latte
    150 gr di panna fresca
    buccia di limone

    Procedimento

    Il procedimento è il solito. Il latte, scaldato insieme alla panna e agli aromi (in questo caso, scorza di limone) evitando che arrivi al punto di ebollizione. Intanto i tuorli sbattuti con lo zucchero ed il pizzico di sale (non tantissimo, per la crema non devono incorporare aria e quindi non serve che diventino spumosi). Poi si aggiunge l’amido ed, infine, il latte tiepido.
    Sul fuoco, per una buona crema pasticcera io sono abituata a distinguere tre fasi. La prima, con il cucchiaio di legno: giro continuamente, per evitare che si attacchi sul fondo. Quando la crema inizia ad addensarsi, cambio e passo alla frusta (anche elettrica, purché a bassa velocità). In questo modo, mentre si addensa, la crema incorpora anche un po’ di aria: viene leggermente montata, insomma, con quell’aspetto un po’ trasparente che a me piace moltissimo. Infine, il raffreddamento: preparo una scodella  grande con del ghiaccio e vi immergo il contenitore della crema e poi, frusta a mano (non elettrica, renderebbe la crema più liquida), mescolo di continuo in modo da farla raffreddare il più in fretta possibile.
    Una volta fredda, poi, pellicola ed in frigo. Per qualche ora almeno, meglio se per tutta la notte. Il giorno dopo così è perfetta per essere usata. Per decorare e farcire il babà, per esempio.
  • Lingue di gatto, Tegole per la precisione, alla vaniglia di Bo Friberg

    Lingue di gatto, Tegole per la precisione, alla vaniglia di Bo Friberg

    Una ricetta senza alcuna pretesa, di quelle che sanno fare più o meno tutti e che servono ad arricchire la raccolta di quelle *di base*, per evitare di scrivere ogni volta le stesse cose. Perdonate, quindi, la banalità.

    Sono le Tuiles alla vaniglia di Bo Friberg: l’equivalente delle nostre lingue di gatto, in parole povere. Solo, invece della forma classica – a bastoncino che si allarga in cottura fino a diventare una cosa che assomiglia ad una lingua – sono stese in strati sottili e tondi, arrotolati poi a caldo appoggiandoli su un oggetto tondo (per esempio, un mattarello).
    Ingredienti

    225 gr di burro a temperatura ambiente
    225 gr di zucchero a velo setacciato e vanigliato naturalmente (dimenticando, cioè, un paio di bacche di vaniglia nel contenitore in cui è normalmente conservato)
    240 ml di albumi d’uovo a temperatura ambiente
    1 cucchiaino di estratto di vaniglia
    225 gr di farina 00 setacciata

    Procedimento

    Montare il burro con lo zucchero. Poco alla volta, incorporare gli albumi e l’estratto di vaniglia. Aggiungere la farina mescolare solo quel tanto che basta ad incorporarla.

    Portare il forno a 200°C e poggiare un foglio di silicone su una placca da forno, oppure su una teglia capovolta .

    Far cadere una piccola quantita’ di impasto (un cucchiaino dovrebbe bastare) e stenderla in uno strato molto sottile aiutandosi con una piccola spatola.Oppure, come si vede nella foto, spalmando bene un cucchiaio di pasta con le dita, all’interno di un coppapasta.

    Infornare solo poche tuiles per volta e cuocere fin quando i bordi appariranno dorati, piu’ o meno 5 minuti.

    Sollevare delicatamente le tuiles e poggiarle su un matterello in modo che raffreddandosi assumano la classica forma ricurva.

    P.s.E’ essenziale, per la buona riuscita delle tuiles, che si utilizzi una farina debole e che si eviti di favorire lo sviluppo del glutine, lavorando eccessivamente l’impasto.

  • Crema ganache al cioccolato , una delle mie  – tante – debolezze

    Crema ganache al cioccolato , una delle mie – tante – debolezze

    Ganache al peperoncino

     
    Già, la ganache: una delle cose più stupide e più buone che si possano fare in cucina. Facilissima, infatti: servono solo pochissimi ingredienti: cioccolato e panna. Un po’ di miele, se la volete più morbida al gusto. E magari qualche spezia, per rendere più intrigante il risultato. Come in questo caso: la cioccolata bianca è stata profumata al cardamomo. Quella scura, invece, resa piccante dal peperoncino. Anche questo, semplicissimo: sufficiente ricordarsi, qualche ora prima della preparazione vera e propria, di scaldare la panna e mettervi in unfusione la spezia prescelta. Raffreddandosi, la panna ne assorbirà profumo e sapore e questo passerà intatto nella crema fnale (ovviamente, sarà necessario ricordarsi di filtrare, per non ritrovarsi in bocca pezzettini di cose fastidiose o piccanti).
     
    Detto questo, raccontare di come si fa è davvero semplicissimo.
     
    Servono:
    (per la ganache scura)
    500 gr di cioccolato fondente
    250 gr di panna fresca
    25 gr di miele
    rum o altro liquore a piacere(per la ganache chiara)
    500 gr di cioccolato bianco
    180 gr di panna
    latte, in quantità variabile a piacere (a partire da un cucchiaio) per dare morbidezza
    20 gr di miele
    Per aromatizzare: caffé, wiskhey, té, cardamomo, lavanda, timo, pepe, cannella, ginepro, liquirizia, cocco, mandorle, zenzero, scorze d’agrumi, fave di tonka, amaretti, lamponi, pistacchio, amarene etc. o altri aromi a piacere
     
    Portate a bollore la panna e versatela sul cioccolato freddo, grattugiato. Mescolate fino a quando il cioccolato è completamente sciolto e si è formata la crema e aggiungete il miele. Se trovate che sia troppo liquida per l’impiego che devi farne aggiungete un cucchiaino da caffé di rum bianco e mescolate ancora. 
     
    Fate lo stesso per i due tipi di cioccolato. Unica precauzione, se volete servirli in un solo bicchiere (come nella foto su) fatelo in due tempi diversi. Per avere una linea di separazione tra i due cioccolati, occorrerà aspettare che il primo sia freddo e sodo, prima di ricoprirlo con il cioccolato diverso.
     
    Tutto qui. 
     
    Dopo, non vi resta che decorare: con una mandorla pralinata salata, come ho fatto io, o con un ghirigoro di caramello. Oppure, in stagione, con un alchechengio che con il cioccolato ha sempre il suo perché.
     

    Doppia ganache bianca

  • Lievito madre in forza oppure no?

    Lievito madre in forza oppure no?

    Il mio lievito madre è in forza, come faccio a capirlo?
    Un sacco tra  di voi mi pongono questa domanda, anche nel forum, e allora provo a rispondere spiegando come faccio io a capirlo.
     
    Innanzitutto, l’obiettivo.
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    Un pane a lievitazione naturale, di farina zero (Caputo verde, per la precisione, che mi piacerebbe comprare ma non so dove trovare… a proposito, l’avete mai vista in vendita? Anche on line…), preparato dapprima con un poolish, poi con una lievitazione durata un giorno intero (a 24 gradi).
    Punto di partenza irrinunciabile, un lievito madre in forza. Come averlo? Come fare a capire quando  è in forza il lievito madre? Semplice, osservando i rinfreschi. In parole povere, prendete il vostro lievito madre che giace dimenticato nel frigorifero e pesatelo. Annusatelo, innanzitutto. Se puzza di acido – non ridete – fategli un bagnetto, magari aggiungendo all’acqua (che andrà tenuta intorno ai 30 gradi) una puntina di zucchero. Quando viene a galla il vostro impasto prendetelo e impastatelo con una quantità d farina forte più o meno simile a quella del peso pre-bagno, in modo da ottenere un impasto abbastanza solido.
    Ora, mettetelo in un contenitore di vetro (magari, graduato). E osservatelo.
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    Scordatevelo e tornatelo a guardare dopo tre ore: è raddoppiato? No? allora il vostro lievito è debole. Andrà ancora rinfrescato prima di utilizzarlo, anche più di una volta. Pesatelo, impastatelo con pari peso di farina forte e metà quantità di acqua. E rimettetelo sotto osservazione.
     
    E’ raddoppiato? Ha quella bella alveolatura che sperate di ritrovare nel vostro pane, a fine cottura? Perfetto. Potete procedere con la ricetta del pane. La ricetta, nei prossimi giorni. Promesso.
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    Non è ancora raddoppiato? Altro rinfresco.
     
    E già che ci siamo, rispondo alla domanda che qualcuno di sicuro si starà facendo:
     
    “…ma che ci faccio con la pasta che mi avanza a furia di rinfrescare? La butto via?”
    Assolutamente no: ci fate il pane di rinfresco.
     
    Questo, cioè.

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  • La ricetta della colomba pasquale di Giovanni Pina

    La ricetta della colomba pasquale di Giovanni Pina

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    Premessa: questa ricetta della colomba pasquale è un post palloso. Palloso assai, per la precisione. Leggetelo solo se siete abbastanza masochisti da desiderare di cimentarvi in quest’opera. Altrimenti, desistete. E’ un consiglio da amica, fidatevi.
     
    Detto questo, provo ora a raccontare come si può preparare in casa una colomba da pasticceria, di quelle che vi faranno fare un figurone e, magari, anche passare per bugiardi. Già, pochi saranno disposti a credere che quella che hanno davanti è opera vostra: penseranno che state millantando, probabilmente, spacciando per vostra l’opera di un pasticcere. E, sotto un certo aspetto, avranno pure ragione: questa infatti è la ricetta di un Maestro Pasticcere, di quelli con la P maiuscola: Giovanni Pina, presidente dell’Accademia Maestri Pasticceri Italiani.
     
    Prima di partire con la ricetta vera e propria però, una serie di premesse. Innanzitutto, il lievito. Occorre che sia bene in forza. Per verificare che lo sia, dopo una serie di rinfreschi *almeno* quotidiani, mettetelo in un vaso di vetro e controllate in quanto tempo raddoppia (a temperatura ambiente, intorno ai 20 °).
     

    palatone

     
    Se in tre ore avete questo risultato, potete procedere. Altrimenti, insistete con i rinfreschi e, prima o poi, l’avrete vinta voi.

    Lievito naturale

     
    Secondo elemento irrinunciabile: la qualità della farina. Non usate quella del super, ma cercatene una di Mulino. Io ho usato quella di Tibiona, il risultato lo vedete da voi.
     
    Poi, a meno che non vi vogliate davvero male, usate un’impastatrice. Io, sono ancora senza kenwood ed ho usato un’impastatrice che è poco più di un giocattolino (la vedete nella foto più in basso). Usando una macchina degna di questo nome, otterrete sicuramente risultati migliori dei miei.
     
    Ultimo, l’ambiente di lievitazione: occorre che sia caldo ed umido. Io usato il forno spento, che ho portato a circa 50 gradi. Poi, al momento di mettere a lievitare le colombe, ho spento – lasciando accesa la lampadina – ed ho posto sul fondo un tegame basso e largo colmo di acqua bollente (che ho cambiato un paio di volte). In questo modo, ho ottenuto – grosso modo – i 30 gradi previsti dalla ricetta.
     
    Queste, le premesse. Ora, la ricetta, per 2 colombe da 500 gr, che prevede diverse fasi di lavorazione e che trovate ripetuta a fondo pagina, in versione stampabile senza foto.
     

    Ricetta della colomba con lievito madre di Giovanni Pina: preparazione della glassa (il giorno prima)

    Farina di mandorle dolci 55 g
    Farina di mandorle amare 25 g
    Zucchero 200 g
    Farina gialla 4 g
    Farina 4 g
    Albumi 80 g
     
    Per ottenere la farina, frullate le mandorle con lo zucchero, utilizzando un macinacaffè. Poi, aggiungete le farine e incorporate lentamente gli albumi. Mettete quindi in frigo fino al giorno dopo.
     
    Primo impasto, intorno alle ore 14
    1° impasto
    Farina manitoba di Tibiona 240 g
    Lievito naturale 80 g
    Tuorli 60 g
    Zucchero semolato 68 g
    Acqua 95 g
    Burro 80 g
     
    Ho impastatato le farine con metà dell’acqua e i tuorli d’uovo, che ho aggiunto uno per volta.
    Quando l’impasto è diventato elastico ho unito lo zucchero mescolato al resto dell’acqua. Non appena l’impasto è incordato, ho unito il lievito madre – dopo averlo ridotto a pezzetti – ed ho impastato fino a quando l’impasto non è diventato nuovamente elastico. Quindi ho inserito il burro, ben morbido: per queste preparazioni, lo taglio a pezzettini e lo stringo tra le dita in modo da trasfomarlo quasi in fiocchi, che aggiungo un po’ per volta aspettando che sia ben incorporato prima di ogni aggiunta.
     
     

    ricetta della colomba pasquale

     
    Ho messo quindi a lievitare, in forno spento ed umido (come ho descritto su).

     

    ricetta della colomba pasquale

     

    La sera, l’impasto si presentava così.

    ricetta della colomba pasquale

    Ho quindi proceduto al secondo impasto.

    Ricetta della colomba con lievito madre di Giovanni Pina: 2° impasto

    Farina Manitoba,90 gr
    Zucchero 60 gr
    Tuorli 60 gr
    Sale 4 gr
    Miele d’acacia 15 gr
    Acqua 30 gr
    Burro 100 gr
    Arancia candita frullata e ridotta in crema 16 gr
    Arancia candita a cubetti 240 g
     
    Ho iniziato impastando la farina con il primo impasto lievitato.
    Dopo circa 20 minuti la pasta è diventata elastica. ho unito quindi i tuorli , lo zucchero mescolato con 20 gr di acqua, il sale (mescolato con i restanti 10) e il miele, aspettando che l’impasto prendesse corda prima di ogni aggiunta. Ho poi unito un po’ per volta il burro ammorbidito e un po’ montato con un frullino e i canditi, sempre attendendo che l’impasto si presentasse ben incordato prima di ogni aggiunta. Alla fine della lavorazione, l’impasto si presentava così.


    ricetta della colomba pasquale

     
    Ho Tagliato quindi la pasta in 4 pezzi e li ho lasciati riposare per circa 20 minuti, coprendoli a campana con una ciotolona.
     
    Ho arrotolato quindi la pasta su se stessa e l’ho sistemata nei pirottini di carta . Ho messo quindi a lievitare, in forno spento come al solito.
     

    ricetta della colomba pasquale

     

    Dopo sette ore, mi è sembrata ben lievitata, e allora ho proceduto alla glassatura. Non ho messo mandorle, non perchè non mi piacessero, ma perché distratta come sono me le sono scordate.ricetta della colomba pasquale
    Ho cosparso con granella di zucchero e messo in forno caldo, su refrattaria, a 175°C . Dopo circa 40 minuti ho misurato la temperatura al cuore: quando questa è arrivata ad 85 gradi ho spento il forno, lasciandolo socchiuso e vi ho lasciato le colombe per cinque minuti.

     

     
    Passato questo tempo, ho sfornato, mettendo a raffreddare le colombe capovolte, appoggiate con dei ferri da calza su una pentola.

    raffreddamento colomba
    Non osate assaggiarla subito: come per tutti i dolci a lievitazione naturale, non è al meglio appena cotta ma lo diventa dopo un minimo di maturazione. Per cui, cercate di resistere, e non assaggiatela prima di 3-4 giorni.[yumprint-recipe id=’4′]
     
     
    P.s. la ricetta, come scritto, è di Giovanni Pina. Ma visto che si riferiva a dosi da laboratorio, ho preferito per pigrizia affidarmi ai calcoli fatti da Assunta.