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  • Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo

    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo

    PicMonkey-Collage12 PicMonkey-Collage11 PicMonkey-Collage1 PicMonkey-Collage31Una  Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo senza zucchero. Ho usato miele – che compro da piccoli produttori locali, pagandolo a prezzo per me irrisorio – più basso di quello del super – ma per loro molto più alto di quello che spunterebbero vendendo ad aziende più grandi. Ai vantaggi per la salute – ne cito solo uno, importante per i bambini:  a differenza dello zucchero, facilita la fissazione del calcio, del magnesio e degli altri sali minerali essenziali durante la crescita – ho unito quindi quelli del sostegno ad una piccola produzione locale e di un consumo a km zero (importante pure questo, anche se ovviamente resta una goccia nel mare: ma si sa, l’oceano – pure lui – di gocce resta fatto in fin dei conti).
    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo
    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo
    Divagazione mielistica: i canditi al miele in vaso cottura
    Il miele, però, non mi sono limitata ad usarlo: ho scelto anche di aromatizzarlo – ed in maniera molto accentuata – utilizzandolo come sciroppo di canditura di scorze di limone. Per farlo, ho utilizzato una procedura ad hoc, che cercasse di rispettare il  più possibile il suo sapore: la vasocottura in bassa temperatura. Ho sistemato cioè le scorze in un vasetto (dimenticavo: gli agrumi mi arrivano dalla Sicilia, una volta la settimana: a qualità garantita e prezzo irrisorio, ma anche in questo caso molto maggiore di quello che pagherebbero i grossisti), dopo averle tenute un giorno a mollo in acqua fredda,  e le ho coperte di miele. Poi ho collocato questo in un pentolino colmo d’acqua ed ho cotto piano e a lungo – diverse ore al giorno, per 5 giorni – fino a quando non sono apparse trasparenti e meno turgide. Procedimento lungo, certo, ma ne vale la pena: sia per il risultato – un miele aromaticissimo e saporitissimo – sia per la fatica, visto che praticamente si fa da sé.

    Di nuovo alla Bios-Senza: il secondo dei suoi  perché

    Poi, pur essendo una brioche, è senza burro.  Maggiori vantaggi, quindi, sia dal punto di vista della salute ma senza rinunciare al sapore. Attenzione però: io non sono tra quelli che demonizzano il consumo del burro. Tutt’altro: credo che questo sia un ingrediente spesso insostituibile in molti piatti. Anche  in questo caso vale però la regola del poco ma buono, sia per motivi di salute che di portafoglio (diciamolo: il burro italiano non è granché, a meno che non si scelga burro di qualità che costa un po’ di più). Questo mi spinge spesso a giocare con le ricette, provando a sostituire il burro con olio. E devo dire che, scegliendo l’olio giusto (sbagliatissimo infatti parlare di olio e.v. di oliva come se ce ne fosse un solo tipo al mondo), il risultato è estremamente piacevole, a base di aromi e note di sapore gradevolissime e il più delle volte completamente inaspettate.

    L’impasto
    350 g di farina ( ho voluto provare la bio  multicereali del Mulino Grassi, che avevo in casa, ed il risultato mi è piaciuto moltissimo)
    65 g di olio e.v. di oliva di tipo fruttato leggero
    15 g di acqua
    4  uova biologiche
    15 acqua di acqua, in cui disciogliere un cucchiaino raso di sale
    4 cucchiai di miele di canditura dei limoni
    12 g  di lievito di birra fresco

    La crema di limone candito
    Per la crema di canditi in sciroppo; frullare insieme
    40 g di canditi
    50 g di miele di canditura
    10 g di olio
    cardamomo verde in polvere

    Versare in un bicchiere 15 g di acqua , aggiungere il lievito ed un cucchiaino di sciroppo di canditura. Mescolare, coprire con un panno e lasciate riposare finché la superficie non appare coperta da una leggera schiuma.
    Versare quindi nella ciotola dell’impastatrice  la farina,  miele della canditura residuo e il sale sciolto in 15 ml di acqua e mescolare a bassa velocità.
    Aggiungere le uova, dopo averle sbattute in una cioto, a filo e molto lentamente, facendo in modo cioè che ogni aggiunta avvenga quando la precedente è già ben incorporata.
    Quando l’impasto appare ben incordato, ci vorranno circa una decina di minuti, aggiungere l’olio (sempre a filo).Continuate ad impastare ancora fino a quando l’impasto non solo apparirà ben compatto ma tenderà a fare dei fili ben elastici staccandosi dalle pareti.
    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo
    A questo punto, rovesciare l’impasto sul piano di lavoro e fare un folding (potete guardare qui).  Mettere quindi l’impasto in una ciotola, coprire con pellicola trasparente, e mettere a lievitare a temperatura ambiente fino al raddoppio (a venti gradi, ci sono volute circa due ore e mezza).
    Rovesciare quindi di nuovo sul piano di lavoro e stendere con il mattarello in maniera uniforme ad un’altezza inferiore al mezzo cm. Con un coppapasta tagliare quindi dei cerchi, sovrapporli a tre, e tagliare nel mezzo con un coltello in modo da ottenere due piccole rose di pasta.
    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo
    Fare questo con tutto l’impasto (i ritagli vanno utilizzati senza reimpastarli ma SOVRAPPONENDOLI  e schiacciandoli con il mattarello, per non rovinare il glutine ed ottenere quindi diversità nella consistenza della brioche), sistemare le rose in una teglia coperta di carta forno e fare lievitare fino a quando  inizino a toccarsi e cospargere di crema di agrumi.
    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo

    A questo punto, accendere il forno e portarlo a 200 gradi circa (il tempo di riscaldamento consentirà anche alla pasta di ultimare la lievitazione). Infornare e portare a cottura fino a quando la brioche non appaia ben dorata.

    Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo

    Con questa Brioche al miele, olio di oliva, limone candito e cardamomo  partecipo al contest di Andante con Gusto: “E’ senza? E’ buono!”… voi, magari, fate un po’ di tifo? 
  • Ciao Frank

    Ciao Frank

    La vita non ci ha lasciato il tempo di mantenere due promesse scambiate a Metaponto. La mia, di venirti a trovare presto. La tua, di concedermi di fotografarti.

    Che la terra ti sia lieve. La cucina italiana e il sud in particolare, da oggi sono infinitamente più poveri.

    Foto di Luciano Furia

  • Dell’arancia buona, non si butta via nulla. Pollo all’arancia e sale grosso aromatizzato

    Dell’arancia buona, non si butta via nulla. Pollo all’arancia e sale grosso aromatizzato

    pollo arancia e miele


    E soprattutto, non si butta via la buccia. Certo, deve essere assolutamente non trattata e freschissima: solo così si potranno sfruttare in pieno gli oli essenziali di cui è ricca. E siccome in questi giorni mi è arrivata una cassetta di arance direttamente dalla Sicilia, ho deciso di  sfruttarle al massimo. Non limitandomi a mangiarle insomma, ma soprattutto a conservarne il profumo.

    Consumo diverse arance, ogni giorno. Così, nature, oppure spremute.  E mi piange il cuore buttare via una delle sue parti migliori. E allora, siccome devo servirla semplicemente in bicchiere, ho deciso che ogni volta, perdo qualche minuto a lavorare di zester. Ne gratto via la buccia, insomma (ovviamente dopo averla lavata e asciugata) e la uso per preparare cose che mi serviranno in futuro per aromatizzare. Come il sale di Cervia al profumo di arancia: semplicemente, buccia grattugiata e sale, messo via in un vasetto. Ed usato per insaporire, come un sale comune (preferibilmente, a fine cottura).
    sale all'arancia

    Ottimo per diversi usi: il pesce innanzitutto e la carne bianca. Per esempio, questo pollo (per la ricetta ho preso spunto da qui)
    Per 4 persone servono:
    4 cosce di pollo
    4 arance naturali
    mezzo bicchiere di vino bianco amabile
    pepe q.b.
    mezzo cucchiaio di miele, mille fiori o arancio
    sale grosso (io uso quello di Cervia) aromatizzato all’arancia
    Semplicissimo. Solo, perché riesca al meglio, è necessaria qualche ora di marinatura della carne nel succo. Quindi, si parte spremendo le arance e mettendo le cosce nel succo ricavato per ALMENO un paio di ore (ricordatevi di non buttare via la buccia, preparando – per esempio – altro sale), poi sgocciolatele ed asciugatele. Prendete ora una padella  con il fondo spesso e scaldatela: io faccio così per evitare di aggiungere olio. Il pollo infatti mi pare già perfetto di suo come quantità di grassi  (anzi, a volte persino eccessivo), per cui preferisco rosolare senza grassi aggiunti. Una volta che è ben calda la padella quindi,  vi sistemo il pollo e lo faccio rosolare da tutte le parti mescolando spesso. e aggiungo il vino bianco.  Quando questo è evaporato, aggiungo il succo di marinatura  e il sale e porto a cottura fuoco molto basso finché la carne non è cotta a puntino ed il succo ben evaporato.
    A fine cottura, giusto un paio di minuti prima, metto il miele e mescolo. Ed infine la solita spolverata di pepe macinato di fresco.
    Semplicissimo. Eppure da leccarsi i baffi.

    pollo arancia e miele-2

  • Come si prepara il soffritto per il ragù

    Come si prepara il soffritto per il ragù

    Come si prepara il soffritto per il ragù  è faccenda decisamente facile da spiegare. Sembrano quisquiglie eppure fanno la differenza. Soprattutto nel ragù, come quello di guancia di manzo che ho preparato ieri. Uno dei miei taglia di carne preferiti per le lunghe cottura: se cotto come si deve, si scioglie in bocca quasi fosse una morbida gelatina. Per non parlare poi del sapore che rilascia al sugo: una nota di carne assolutamente potente, che completa in bellezza il gusto di una buona pasta. La mia preferita per questo piatto? I paccheri: spessi e callosi, capaci di mantenere una loro identità anche se accompagnati al gusto tanto marcato di un simile ragù. Per non parlare poi dei due vantaggi di questa preparazione che contribuiscono a rendermela particolarmente amata: primo, il prezzo- qui a Modena, perlomeno, la guancia è carne di seconda scelta per cui il prezzo è più basso di altri tagli. Secondo, la facilità di preparazione:  importante è solo il tempo. Ore e ore di cottura (almeno 5-6), che riempiono la casa di una coccola profumata – non so a voi ma per ime il profumo di ragù in cottura sa di *mamma* e coccole, di domeniche in famiglia, di ricordi di situazioni purtroppo destinate a non tornare – e rendono piacevole persino la noia delle pulizie.
    Semplicissimo, dicevo. Ma con una premessa: il soffritto, che  va fatto a regola d’arte. Cosa  che per me vuol dire una cosa ben precisa: va fatto in due tempi.  La verdura rosola bene infatti a fiamma bassa. La carne, invece, vuole fiamma alta. Allora il punto è: come si fa a non far bruciare la cipolla?
    Io, ho risolto così.
    Riduco in dadolata minuta le verdure (le solite: cipolla, carota, sedano) poi le metto in un tegame (di solito di coccio) con olio e.v.o. e sale grosso.
    Inizio quindi a stufare la verdura a fuoco lento e poi alzo la fiamma, fino a soffriggere bene (in totale, per un buon soffritto ci vogliono MINIMO venti minuti, secondo me.)
    Una volta pronto il soffritto lo tiro via e lo metto da parte e inizio con la carne. Rosolo, a fuoco vivace stavolta,  e aggiungo del buon vino. Una volta evaporato, aggiungo il soffritto di verdure.

    E infine, la passata di pomodoro pelato. Buono e campano: che come ho già raccontato mi faccio arrivare a casa, pagandolo persino meno di quello di marca del super.

    E porto a cottura, a fuoco molto ma molto basso. Aggiungendo, durante la cottura del buon brodo caldo – quando ce l’ho d’avanzo – o acqua bollente.

    Pregustandomi i paccheri, che so che stanno per arrivare.
  • Baccalà in vasocottura, ai pomodori “Ciettaicale”  e profumo di limone

    Baccalà in vasocottura, ai pomodori “Ciettaicale” e profumo di limone

    baccala in vasocottura-4
     
    Avevo già provato la vasocottura e mi era piaciuta molto. La prima volta era stata una vasocottura d’autore: la parmigiana in barattolo di Pietro Parisi. Assolutamente splendida: cremosità perfetta e ricchezza di sapore di parmigiana *vera* anche se associata alla leggerezza della cottura a vapore. Ho pure provato a rifarla, con discreto risultato oltretutto. 
    Cercavo quindi altre occasioni per mettere a frutto questa scoperta  e l’altro giorno ho incontrato questa ricetta di agghiotta di baccalà in vasocottura e non ho resistito: avevo del baccalà in ammollo da alcuni giorni  – mi era rimasta voglia da quando lo avevo preparato cotto alla cannaruta (buonissimo!) – e quindi non avevo scuse. Non ho seguito la ricetta vera e propria, confesso: volevo un tocco un po’ dolce ed agrumato. Per cui non ho usato nè olive nè capperi e alla fine ho aggiunto buccia di limone grattugiata. Che al momento del consumo, all’apertura del barattolo, si è espressa in tutto il suo splendore. Inondando le narici e predisponendo ancor di più all’assaggio del contenuto (anche se, confesso, non ce ne era alcun bisogno !).
    baccala in vasocottura
    Ho usato per 4 persone:
    – Filetto di Baccalà  ammollato 500 g
    – Patate  3
    – Pomodori “Ciettaicale”
    – Cipolla rossa *
    – Uva sultanina (un pugnetto abbondante)
    – pinoli, un cucchiaio
    –  la buccia di un limone  grattugiata
    – sale di cervia
    – Olio evo di tipo   fruttato leggero 2 bicchieri
    *Sulla cipolla, consiglio di usare bianca o ramata: raffeddandosi, questa rossa ha preso un tono di verde non molto piacevole a guardarsi. Per cui, per questa preparazione, sconsiglio di usarla.
    Innanzitutto ho messo a mollo i pomodorini e l’uvetta  – separatamente – in un po’ di acqua tiepida (una decina di minuti, giusto per ammorbidirli) e ridotto patate e cipolle in fette sottili.  Poi, ho tagliato  il baccalà in otto piccoli pezzi e ne ho sistemati 2 in ogni  vasetto.
    Ho aggiunto quindi i pomodori,  l’uvetta e i pinoli e aggiunto patate e cipolle premendo bene, in modo da riempire ogni più piccolo vuoto. Infine, ho versato l’olio, in modo da  ricoprire più possibile il baccalà.
    Una volta richiusi i vasetti, li ho sistemati in una pentola piena d’acqua (dopo averli arrotolati in uno strofinaccio) e cotti in un  bagnomaria leggero per 2 ore circa

     

    baccala in vasocottura-2
    Una volta pronto, ho aperto per un attimo i vasetti e spolverizzato di buccia di limone grattugiata al momento ed ho richiuso lasciando riposare qualche minuto prima di servire aggiungendo, direttamente nel piatto, un pizzico di sale di Cervia e accompagnando con una fetta di pane di Matera.Piccolo promemoria per la prossima volta: provare ad ammollare i pomodori in vino bianco , dal toco magari leggermente fruttato. Ci ho pensato tardi, i pomodori erano già  in ammollo, ma la prossima volta proverò: l’aggiunta di un’ulteriore nota aromatica, mi tenta parecchio.

    Nota finale, visto che è venerdì e visto che è senza glutine, questa ricetta va dritta dritta nella raccolta 100% Gluten Free (fri)Day.

    100% Gluten Free (fri)Day

  • Il Carato a Catania, la storia di un ritorno alle origini

    Il Carato a Catania, la storia di un ritorno alle origini

    Ed io, sia pur con gran dispiacere e nonostante l’affetto che da tempo mi lega a Carlo Sichel, protagonista di questo ritorno, non mi sento di accogliere il suo invito “signori giornalisti enogastronomi e blogger del food, non vogliatecene: ignorateci.  Non siamo merce che può interessarvi”.
    Prima di tutto perché Il Carato nasce da lontano: era il 1992 quando Carlo decise di rientrare nella sua città dopo un periodo di vita milanese – e di frequentazioni del calibro di Veronelli e Petrini – e di colmare la completa assenza di offerta enograstronomica di qualità con l’apertura della sua Enoteca con cucina. Non fu evento da poco: chi conosce la sua storia sa che Il Carato divenne in fretta un punto di riferimento del buon mangiare e del buon bere per tutta la Sicilia e forse anche oltre: questo, però, oltre al successo significò forse anche l’inizio della fine. Arrivarono infatti i giornalisti, arrivarono le guide e con loro classifiche. E fu la fine del divertimento: per usare le parole di Carlo “ Il mio giochino era diventata una trappola. Non riuscivo più ad avere un momento mio, con la mia famiglia, gli amici. Tutta la vita era lavoro. E ci misi un punto. Era l’agosto del 2005. “
    A quella decisione è seguito un periodo in cui Carlo ha avuto modo di girare parecchio sia come chef che come semplice appassionato, avvicinandosi all’alta ristorazione in Italia e anche all’estero, che lo ha portato non solo al desiderio di avere di nuovo un suo luogo a Catania d ma anche e soprattutto un luogo dove offrire semplicità ed essenzialità, una cucina cioè dove non è importante la bellezza del piatto o la esasperazione tecnica, ma la capacità di colpire il cuore, di andare dritto alla propria memoria, di far tornare alle narici, alla bocca, allo stomaco, quelle calde sensazioni che fanno parte del patrimonio gustativo della gente di Sicilia. 
    Insomma, per usare ancora le sue parole un ritorno che nasce “come esigenza di affermare il primato della qualità delle materie prime utilizzate, senza sotterfugi, senza trucco e senza inganno, con particolare riguardo ai prodotti della nostra terra ma al contempo ammiccando a prodotti d’eccellenza nazionali. I piatti del menu saranno realizzati utilizzando prodotti il più possibile incontaminati dall’industria agroalimentare (verdure, farine, uova, carni,  pesci, etc., saranno rigorosamente siciliani e per la maggior parte biologici). Vogliamo rappresentare uno sbocco, se pur piccolo, a tutte le attività autenticamente contadine e artigiane che fortunatamente resistono ancora nella nostra regione. Al contempo sarà  presente una ricca lista di formaggi a latte crudo e salumi artigianali selezionati dal sottoscritto in tutto il territorio nazionale.
    Infine, e in un periodo di crisi come questo non è meno importante, voglio dimostrare che si può mangiare bene senza pagare eccessivamente.
    Viste queste premesse, quindi, mi dispiace, ma proprio non posso accogliere il suo invito al silenzio. E non solo ho voglia di augurargli un caloroso in bocca al lupo ma soprattutto ho voglia di sperare di potere andare presto a sedermi accanto a lui per godere della atmosfera di convivialità che, sono sicura, sarà in grado di offrire e dei sapori più veri e autentici della sua terra.


    Il Carato
    via Marchese di Casalotto n. 103 – Catania
    cell. 330292404
    Aperti dal Martedi al Sabato, dalle 18.30 alle 24.00