Da parte mia, vi dico solo di provarlo: perfetto per risolvere una cena frettolosa in quelle giornate che a volte capitano in cui non si ha voglia neanche di andare a fare la spesa. E allora si fa con quello che si può.
Servono, parola di Maurizio:

Da parte mia, vi dico solo di provarlo: perfetto per risolvere una cena frettolosa in quelle giornate che a volte capitano in cui non si ha voglia neanche di andare a fare la spesa. E allora si fa con quello che si può.
Servono, parola di Maurizio:

4 cucchiaini di miele

Esistono però delle storie in Campania che vanno – per nostra fortuna, e per la fortuna della nostra terra – “in direzione ostinata e contraria”. Una di questa, è quella del Pastificio dei Campi (di cui ho già raccontato nel momento dell’acquisto – e del salvataggio – dello storico pastificio Antonio Amato di Salerno in un momento in cui, soprattutto al sud, le aziende tendono a delocalizzare piuttosto che a salvare posti di lavoro locali).
Insomma, anche della pasta Di Martino, possiamo mangiarne tranquilli a volontà. Usando internet se, oltre al gusto, vogliamo arrivare a conoscere anche la storia di ogni singolo chicco di grano che stiamo assaporando.

Le patate arrosto perfette. Per qualcuno un miraggio: in cottura, infatti, spesso si attaccano al fondo della teglia. Oppure assorbono troppo olio, o – ancora – non mantengono assolutamente la forma e prendono una consistenza farinosa non molto gradevole… allora, come fare per avere patate arrosto perfette ?
Innanzitutto, vanno pelate e tagliate nella forma desiderata. E’ importante però, ai fini della cottura, che le dimensioni siano il più simili possibile.
Per un risultato ottimale, è necessaria un’operazione molto semplice ma spesso sottovaluta: la sbianchitura. Vanno cioè tuffate in abbondante acqua bollente salata e lasciate lì fino a quando il bollore non riprende. A questo punto vanno scolate e asciugate con uno strofinaccio (non trattato con ammorbidenti).
Questa operazione serve a formare uno strato protettivo all’esterno della patata che le impedisce di assorbire troppo olio e di attaccarsi alla teglia.
Il forno, poi, deve essere ben caldo: intorno ai 200-210 °C.
Le patate vanno poi salate appena prima di essere servite: meglio se con sale grosso macinato al momento.

Questa ricetta del ragù bolognese, oltre ad essere quella ufficiale (depositata nell’ottobre del 1982 dalla delegazione di Bologna dell’Accademia Italiana della Cucina presso la Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Bologna allo scopo di garantire la continuità ed il rispetto della tradizione gastronomica bolognese in Italia e nel mondo) è una ricetta cui sono particolarmente affezionata. La incontrai ai tempi in cui frequentavo it.hobby.cucina (madre di tutti i blog e forum di cucina, secondo me) nel lontano 1997 e da allora non me ne sono più allontanata. Due le scoperte fondamentali che devo a Paolo (autore del post sul ragù nel newsgroup): la prima, il taglio di carne. Cartella, a Bologna: un taglio di 3a categoria, molto grasso e solcato da cartilagini, che regala al ragù una morbidezza finale difficile da ottenere con altri tipi di carne. La seconda, il latte: senza latte, diciamolo, non è ragù alla bolognese. Sulla panna si può concordare o meno, ma sul latte proprio no. Se non lo mettete, insomma, ci potete cuocere gli spaghetti alla bolognese ma non di sicuro il vero ragù.
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Una ricetta facile, a lievitazione diretta, adatta anche ai principianti della panificazione, per cui ho usato una farina di tipo 2 di media forza.
INGREDIENTI
12 g di lievito di birra
540 ml di acqua a 20 gradi
750 g di farina di tipo 2
12 g di di sale , sciolti in ulteriori 50 g di acqua
Sciogliete il lievito nell’acqua e aggiungete gradualmente, la farina. Impastare a bassa velocità fino a quando l’impasto non inizia a prendere consistenza. Sciogliete quindi il sale nei residui 50 ml, aggiungete il liquido e continuate a impastare per un’altra decina di minuti (chiudendo l’impasto a 26 gradi)
A questo punto, mettete a lievitare l’impasto in un contenitore ermetico e fate lievitare fino a quando non abbia raddoppiato di volume.

Prendere un telo di cotone, assolutamente non trattato con ammorbidenti (io, ne tengo sempre un paio apposta per questo uso, che bollo dopo aver lavato per togliere ogni traccia di detersivo), e spolverizzarlo con abbondante farina. Con le mani abbondantemente infarinate, formate la pagnotta facendo questo movimento: mettete le mani intorno alla pasta e, esercitando una leggera pressione, avvicinate le mani l’una verso l’altra in modo da tirare un po’ la pasta verso il centro. Ripetete questo movimento fino a quando la pagnotta non abbia assunto una forma tondeggiante. A questo punto, con delicatezza, fate rotolare la palla di pasta sul tovagliolo infarinato e – sempre nello strofinaccio – sistematela in un cestino
Accendete il forno, sistemando la pietra refrattaria in basso, e portatelo al massimo della temperatura. Trasferite quindi la pagnotta nel forno, aiutandovi con una pala o una lastra sottile di metallo, e abbassate la temperatura di una decina di gradi. Dopo una decina di minuti, abbassate ancora: la pagnotta sarà cotta nel giro di 30-40 minuti. Una volta cotta, lasciatela raffreddare, in forno spento ma aperto, per una decina di minuti.
