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Cucinando Salato Secondi

Peperoni imbottiti

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I peperoni ripieni sono un ottimo modo per riciclare del pane avanzato: ancora migliori se preparati con qualche ora di anticipo e gustati freddi e, solo a pensarci, regalano una sensazione  di estate. Si preparano nel pomeriggio, durante la cuntrora, e poi si gustano la sera: freddi ed ammorbiditi dal riposo. Che ne migliora anche il sapore, senza ombra di dubbio. Guai a mangiarli appena fatti, non sarebbero altrettanto buoni.

Indispensabili dei peperoni di forma regolare e belli carnosi. Sceglieteli prendendoli in mano: devono essere belli pesanti: più pesanti sono, più la loro polpa è spessa, più buono sarà il risultato.
Se proprio vi dà fastidio la pellicina, pelateli a freddo. Oppure, pelateli prima di servirli: una volta cotta, e raffreddata, la pellicina viene via molto facilmente. Per cui non vale la pena di diventare matti più di tanto. Unica raccomandazione: non usate il pancarrè. Non è adatto, nè per consistenza, nè per sapore. Meglio un buon pane raffermo  (io ho usato quello di Matera) che regalerà ai peperoni un sapore decisamente  più marcato e gradevole.

Si preparano così.

2 peperoni
200 g circa di pane raffermo
5-6 acciughe
1 uovo
250 g di fior di latte
Pan grattato qb
Sale, pepe nero di Sarawak
Olio EVO, di tipo fruttato intenso

Peperoni ripieni

Procedimento

Tagliare a pezzettini il fior di latte, e lasciarlo sgocciolare.

Ammollare il pane  in acqua, stando attenti che non si impegni troppo.  Qundi strizzarlo e tagliarlo a pezzettini (deve essere abbastanza morbido da poter essere tagliato con le mani)  e sistemarlo in una scodella con l’uovo, le aggiughe tritate al coltello, il latte sgocciolato e impastare con le mani (può essere usato anche il kenwood) ed impastare impasta fino ad ottenere un impasto morbido.  Se fosse troppo liquido aggiungi un po’ di pan grattato. Regolare quindi di sale e aggiungere il pepe.

 

 

Lavare i peperoni,  tagliarli a metà ed eliminare tutti i semi e i filamenti all’interno. Riempirli quindi con l’impasto di pane e porli in una teglia leggermente oliata. Irrorare ancora con olio e cuocere a 200 gradi fino a quando non appaiono ben cotti (ci vorranno circa 45 minuti).

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Cucinando Salato Secondi

Seppie ripiene, dedicato a quelli che dicono che il pesce col formaggio non ci sta

Seppie ripiene
Queste seppie ripiene sono la negazione di un luogo comune. Quante volte lo avete sentito dire? Che il formaggio, con il pesce “proprio no”? Ecco, io penso che questo sia un luogo comune, diffusissimo ma dannoso. Implica il negarsi accostamenti piacevolissimi e – quindi – il privarsi di gradevolissime sorprese.
 
Il problema – sempre secondo me – è uno: una sorta di pigrizia mentale che ci porta ad identificare il formaggio con il parmigiano. Dimenticando la varietà incredibile, anche dal punto di vista quantitativo, dei formaggi che produciamo in Italia. E dimenticando, soprattutto, che quelli a base di pecora e di capra – soprattutto se queste sono alimentate in zona marina – con il pesce si sposano benissimo. Ne richiamano la sapidità, aggiungendo sentori che sanno di macchia mediterranea. Che completano benissimo il sapore di mare.
 
In queso caso, ho scelto del Moliterno, che avevo in casa, per completare un ripieno a base di mollica di pane di Matera IGP, con cui riempire due seppie freschissime.
Un ottimo risultato con pochissimo sforzo. Due seppie pulite (di cui ho conservato i sacchetti di nero: anatema su chi le butta via. Nota al margine: se vi capita di trovare anche delle uova, sono una squisitezza: ricordatevene e pentitevi di ogni volta che le avete sbattuto via facendo la faccia schifata).
In una ciotola, ho messo mollica di pane ammollata in acqua e strizzata benissimo, uno spicchio piccolo di aglio sminuzzato finissimo, un po’ di prezzemolo prezzemolo ed il formaggio grattugiato. Bianco di uovo per legare: il tutto ad occhio, asciugando – se serve – con altro formaggio o mollica grattugiati. Ho impastato il tutto, dimenticavo il pepe nero, ed ho riempito le seppie, fermandole con uno stecchino. Poi ho cotto, semplicemente in padella: rosolando prima un pochino il olio e bagnando in cottura con un po’ del vino scelto per accompagnare. Fiano di Avellino, in questo caso.
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Cucinando Salato Secondi di verdura

Melanzane rosse ripiene al pane di Matera e caciocavallo podolico

 

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Non conoscevo queste melanzane, le ho scoperte per caso su facebook un giorno nella mia home. Erano sulla bacheca di Angela, di Sapori dei sassi, che ho avuto la fortuna di conoscere personalmente a marzo e di cui conosco la cura che mette, ogni giorno, nello scegliere i suoi prodotti. E non ho resistito.

Non solo: ho approfittato per regalarmi anche un po’ di sapore di pane di Matera, quello vero, e del caciocavallo podolico stagionato. Più altre cose, tutte altrettanto buone ma di cui vi racconterò nei prossimi giorni.

 
Per ora, le melanzane. Sono coltivate a Rotondi, in Lucania, e non si trovano al di fuori di questa zone. La consistenza è un po’ diversa da quelle delle melanzane solite: più corpose e croccanti. Anche il sapore mi ha piacevolmente sorpresa: all’assaggio, si avverte la nota amara della melanzana, quella che ormai è impossibile avvertire in una normale produzione di serra, piacevolissima. Per questo, ho scelto di non trattarle con il sale prima di cuocerle.
 
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Sulla ricetta, ho improvvisato, scegliendo di utilizzare i prodotti che mi erano arrivati insieme a loro: il pane, appunto, e il caciocavallo. Ho deciso per una preparazione semplice, che puntasse semplicemente sull’unione di sapori dello stesso territorio.
 
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Prima di tutto ho svuotato le melanzane, dopo avere tagliato loro la parte superiore. Ho bollito quindi le scorze svuotate per una quindicina di minuti. A metà cottura, ho aggiunto le calottine (temevo che bollendo tutto assieme si sarebbero scotte). Una volta pronte, le ho scolate e messe ad asciugare capovolte, in modo da far perdere loro tutta l’acqua. Intanto, ho bollito la polpa, una decina di minuti anche questa. Una volta scolata, e raffreddata, lo stretta tra le mani strizzandola bene e con questa ho preparato il ripieno. In una ciotola, cioè, ho messo la polpa e più o meno un peso equivalente di caciocavallo grattugiato e mollica di pane ridotto in briciole (metà melanzana, cioè, e metà di altri ingredienti). Ho aggiunto un uovo (la quantità di questo, ovviamente, dipende dalla quantità di melanzane utilizzate: non è necessario essere precisissimi, basta fermarsi nel momento in cui si ottiene un impasto morbido), sale pepe e maggiorana tritata ed ho lavorato velocemente con le mani ottenendo una crema con cui ho riempito le melanzane che ho passato in forno caldo per una mezz’ora, dopo avere – ovviamente – irrorato di olio.
Pugliese, questo, di lucano purtroppo in casa non ne ho. Ma buono altrettanto. E poi, ho la fortuna di conoscere “di persona” gli ulivi da cui viene prodotto, fortuna che non è da tutti. Purtroppo.