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La ricetta dei mezzanielli allardiati, uno tra i piatti più poveri e saporiti della tradizione napoletana

ricetta dei mezzanielli allardiati

 

La ricetta dei mezzanielli allardiati è in realtà una scusa per parlare di un tipo di pasta che mi piace moltissimo ma che consumo pochissimo, molto meno di quanto vorrei. Qui a Modena, infatti non li trovo (mi è capitato di vederli all’iper ma prodotti da marchi che non amo) e allora ripiego su rigatoni o penne. 

Ma il mezzaniello è tutto un’alta cosa: innanzitutto ha uno spessore che crea un equilibrio perfetto tra pasta e condimento. E’ stretto, più di uno zito e di una penna, e viene spezzato a mano. Questo permette due cose fondamentali, secondo me: innanzitutto la lunghezza (che posso decidere io, al momento di spezzare, a seconda del piatto che sto preparando) e poi la minutaglia. Non sapete cosa sia? Sono quei rottamini di pasta che si ottengono mentre la si spezza: guai a buttarli via (in una casa campana rischiereste di essere disconosciuti all’istante), sono un ingrediente necessario per ogni ragù che si rispetti.
E per piatti più semplici ma dal gusto ugualmente deciso. E lo sono anche in questa ricetta dei mezzanielli allardiati, di cui sto per darvi i dettagli.

Una nota in premessa.

I mezzanielli allardiati della foto non li ho fatti io, ma Giovanni Sorrentino del Ristorante I Gerani di Santa Maria della Carità (dintorni di Gragnano, NA).

Un posto che vi consiglio, se volete assaggiare piatti della tradizione della cucina napoletana interpretati però con personalità e piglio nuovo. Un menù semplice, e anche economico (date un’occhiata ai menù), ma composto di piatti accuratamente preparati in cui si avverte il gusto più pieno della tradizione ma – soprattutto – della qualità degli ingredienti.

Non ho chiesto la ricetta a Giovanni, però. Preferisco raccontarveli a modo mio, nel modo in cui cioè sono abituata a prepararli da sempre.

Sono semplicissimi: unica difficoltà è battere il lardo con un coltello in modo da renderlo cremoso. Vi confesso un segreto: se lo frullate, va bene lo stesso. Voi non ditelo in giro, io non faccio la spia, ma nessuno si accorgerà nel piatto che il battuto non è stato fatto a mano.
Poi, ovviamente, pasta e pomodoro di qualità. Qui vi lascio ai vostri gusti personali, io uso di solito il pomodoro San Marzano. Assolutamente no passata: troppo pesante ed invadente al gusto.

Fatta questa lunga premessa, eccovi la ricetta.

ricetta dei mezzanielli allardiati

La ricetta dei mezzanielli allardiati

La ricetta dei mezzanelli allardati
Serves 4
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Ingredients
  1. Mezzanelli 320 gr
  2. Grasso, meglio se di pancia, di maiale 100 gr  (ridotto in crema)
  3. pomodoro san Marzano 350 gr
  4. pecorino grattugiato  gr 80
  5. un cucchiaio di olio extravergine di oliva
  6. prezzemolo tritato fine
  7. sale qb
  8. pepe nero e peperoncino (quest'ultimo, facoltativo)
Instructions
  1. Mettere il lardo in una padella larga con l'olio e fare cuocere a fuoco lento in modo che si sciolga il più possibile.
  2. Quando il lardo è quasi completamente sciolto, alzare un po' il fuoco per fargli prendere colore e aggiungete i pomodori schiacchiati.
  3. Fare quindi cuocere per un quarto d'ora circa fino a quando il pomodoro non si sarà ben ristretto.
  4. Intanto cuocere i mezzanelli in acqua salata scolandoli bene al dente e aggiungerli al pomodoro.
  5. Mantecare bene con il pecorino e completare con il prezzemolo, il pepe e il peperoncino.
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Gli spaghetti al pomodoro di Peppe Guida

 

spaghetti al pomodoro di Peppe Guida

La ricetta degli spaghetti al pomodoro… ma ce ne era proprio bisogno? Certo, assolutamente: perché questa è *la* ricetta, per diversi motivi.
Innanzitutto, per l’autore: Peppe Guida, Antica Osteria Nonna Rosa Vico Equense. E sullo chef, non credo ci sia da aggiungere altro.

Secondo, per il pomodoro utilizzato. Il Corbarino Sapori di Corbara, di cui vi ho già parlato qui. Assolutamente sorprendente, nell’incontro tra dolcezza e sapidità che caratterizzano il suo sapore.

Terzo, per la pasta utilizzata: Spaghettini di Gragnano del Pastificio dei Campi. Certo, potete utilizzare anche gli spaghetti – importante è che siano buoni, anzi ottimi – in questo caso li aggiungerete al pomodoro dopo due-tre minuti di bollitura in acqua.

Quarto perché Sapori di Corbara e Pastificio dei Campi sono sponsor di LSDM,  il mio evento di cucina preferito. Non solo per il fatto che a Paestum ormai mi sento a casa mia ma perché questo congresso sta dimostrando una forza straordinaria nella fusione tra cucina e territorio. Un esempio, anzi due: la serata di apertura dell’edizione 2016 nelle sale del Museo Archeologico di Paestum e l’accordo  che ha visto Pasta Antonio Amato divenire partner ufficiale del Parco Archeologico di Paestum.

Ultimo, ma non meno importante, perché Peppe Guida sarà tra i relatori dell’edizione LSDM Roma 9.10 ottobre 2016. 

Insomma, una serie di ragioni che rendono questa ricetta degli spaghetti al pomodoro una cosa molto diversa da una ricetta qualsiasi: non a caso viene infatti presentata come *la devozione*. Perché non è solo un piatto di pasta, ma molto – molto – di più.

spaghetti al pomodoro di Peppe GuidaLa ricetta degli Spaghetti al pomodoro a’devozione, di Peppe Guida spaghetti al pomodoro

Spaghettini di Gragnano al pomodorino Corbarino di Peppe Guida
Serves 4
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Ingredients
  1. Ingredienti per 4 persone
  2. 320 g spaghettini del Pastificio dei Campi
  3. 1-2 spicchio d’aglio
  4. 2 barattoli di corbarini Sapori di Corbara
  5. olio extravergine di oliva q.b.
  6. 4-5 basilico
Instructions
  1. Passare i pomodorini al setaccio. Se volete, lasciatene qualcuno intero : io preferisco passarli tutti.
  2. Mettete 2 cucchiai di olio evo nel fondo di una padella e fate andare a bassa temperatura l'aglio per profumare delicatamente l’olio ,
  3. Aggiungere il pomodoro e fare andare a fuoco vivace per un paio di minuti.
  4. Aggiungere la pasta e far cuocere direttamente nel pomodoro, mescolando ogni tanto, in modo da portarla a cottura (se necessario, aggiungendo acqua bollente).
  5. Regolare di sale e completare con un filo di olio a crudo e basilico spezzettato.
SCATTI GOLOSI https://www.scattigolosi.com/
Ps. per setacciare in fretta il pomodoro, seguite queste istruzioni.

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La ricetta originale della mozzarella in carrozza? E’ senza pan carrè, con pane *vero*

ricetta originale della mozzarella in carrozza

Diciamolo: in giro si vedono strane cose, spacciate per la ricetta originale della mozzarella in carrozza: a base di pan carré e mozzarella troppo fresca e acquosa. In questo modo, si ottiene una cosa troppo morbida, poco gradevole al gusto.  Per quanto mi riguarda, infatti la mozzarella in carrozza  ha una sua consistenza inconfondibile, che non è certo quello di un pane che – grazie alla sua morbidezza – una volta fritto diventa quasi cremoso. 
Non dimentichiamolo: la ricetta originale della mozzarella in carrozza nasce come riciclo degli avanzi. Pane, allora, ma vero: pane cafone, per la precisione – uno di quelli più diffusi in Campania – o pane comunque paesano. Dalla mollica ben alveolata ma consistente e dalla crosta ben definita, scura e croccante. E anche la mozzarella non è certo quella fresca che sgorga latte: si usava mozzarella del giorno prima, resa un po’ asciutta dal riposo concesso in frigo agli avanzi.  Per cui, se proprio volete farla, e non avete mozzarella del giorno prima,  almeno tagliatela a fette e fatela sgocciolare. Otterrete sicuramente un risultato migliore, più vicino a quello originale.

 

ricetta originale della mozzarella in carrozza

Fatte queste doverose premesse, eccovi la ricetta originale della mozzarella in carrozza postata da Antonia nel forum di Gennarino.org. Ricetta che vi raccomando di provare al più presto.

Ingredienti della ricetta originale della mozzarella in carrozza

Pane raffermo di tipo casareccio
uova,
mozzarella
latte,
sale e pepe,
abbondante olio per friggere (per me, extravergine vecchio)

Procedimento

Tagliare a fette sottili il pane, (potete togliere la crosta se vi va, ma io preferisco lasciarla: regala un sapore migliore).

Bagnare le fette leggermente nel latte e spremetele schiacciandole  tra le mani per far uscire quello in eccesso.

Sbattere le uova con sale e pepe e bagnare le fette di pane da un solo lato, friggere dalla parte dell’uovo e poi scolarle mettendole da parte.

Una volta fritte tutte le fette formare un panino mettendo il lato con l’uovo già fritto all’interno e le fettine di mozzarella al centro.

Passare quindi nell’uovo bagnando bene e pressare leggermente tra le mani.

Friggere in olio caldo e mangiare filanti.
ricetta originale della mozzarella in carrozza

 

 

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Ragù napoletano ricetta tradizionale

ricetta ragù napoletano

 

Premessa: da dove arriva questa ricetta del ragù napoletano

La ricetta del ragù napoletano che riporto non è mia, ma è stata postata un sacco di tempo fa nel forum di www.gennarino.org e da allora ci sono particolarmente affezionata. Insieme al sugo alla Genovese resta ancora oggi, uno dei miei piatti domenicali preferiti.

Il ragù, ‘o rraù, sono tutte variazioni sul tema di una pietanza che nasce, naturalmente, molti anni (forse secoli, per non dire di più) prima che il pomodoro si insediasse stabilmente diciamo così, al vertice delle cucine mediterranee – e napoletane in particolare.

Prima del pomodoro, il ragoût nasce nel crogiuolo della grande cucina francese borghese , ed è probabilmente una preparazione – quasi sempre a base carnea, ma non solo, molto densa, ben cotta, sugosa, piena di spezie particolarmente profumate (pepe, ma più anticamente anche cannella, chiodi di garofano ecc. ) e palpitante spesso e volentieri di fegatini e di animelle.
Forse pesante, ma lasciamo perdere, de hoc satis, è roba diversa da quella di cui parliamo. E’ molto più tardi, diciamo dalla 2° metà – fine o 800 che il ragù napoletano comincia ad avere una sua, diciamo così, fisionomia definitiva, ed assume le forme attuali molto all’inizio del secolo passato. Di fatto, come molti piatti napoletani così come li conosciamo oggi – così come tutti quelli a base di melanzane, peperoni, patate e pomodoro – è una preparazione relativamente recente.

Di ricette di ragù napoletano, ce ne sono tante che risentono dei tempi, del gusto e di una ricerca di sempre maggiore leggerezza nella preparazione (la ‘nzogna, lo strutto, per esempio, è stato di fatto del tutto soppiantato, nel tempo, dall’olio d’oliva, così come il lardo o altri condimenti animali).
Anche i tempi di cottura si sono tremendamente ridotti, dalle 5 –6 ore della preparazione originali, a direi circa la metà. La mia nonna si alzava veramente presto per cucinarlo.

La ricetta di ragù napoletano che vi dò, e che è la mia personale, è praticata nella mia famiglia, con lievi modifiche, da almeno quattro generazioni. La mamma della mia nonna, all’epoca una bambina, accolse il generale Garibaldi a Napoli. Non mi stupirebbe se qualcuno vi desse una ricetta differente: il ragù sta alla campania come il cous cous al mondo arabo: dall’Iraq alla Mauritania di variazioni sul tema ce ne sono…

Per quanto riguarda le proporzioni e il peso degli ingredienti, se volete dei dettagli, li posso dare. Per il momento godetevi la preparazione, poi vediamo.

 

Ricetta  ragù napoletano: premessa.

La ricetta ragù napoletano prevede, a differenza di quello bolognese o di altri che usano carni trite (ancorché miste) carni spezzate, più o meno grandi, a seconda dell’animale utilizzato. Io preferisco meno assortimento, ma in pezzi decisamente più grossi (massimo un paio).
Altra famiglia di ragù è quella che utilizza le braciole (involti di carne più o meno grandi, fatti con spesse fette di carne o anche con cotenna). ‘A braciola ‘e cotene è un piatto tipicissimo che, anch’esso va scomparendo. Vediamo singolarmente. Ma una volta preparate le carni, braciola o spezzato, la preparazione è analoga.

Diciamo che l’evoluzioni delle carni (sempre più tenere, sempre più magre) ha snaturato un po’ il senso originale della ricetta del ragù napoletano, che era quello di fornire un sugo assai più saporoso della carne da cui si ottiene. La carne veniva cotta fin quasi a disfarsi (quasi) e questo arrcchiva il sugo di pomodoro a discapito della carne. A me non dispiace un ragù che contemperi queste due esigenze. Comunque, in linea di massima, se si usa sola carne di bue (meglio un bovino decisamente adulto) non è necessario usare i quarti posteriori; anche un quarto anteriore va bene. L’importante è che sia un muscolo resistente alla cottura e saporoso. Ottimo lo scamone (e ci mancherebbe) ma anche pezzi assai meno nobili , spalla, biancostato, spezzato di coscia, polpaccio , annecchia (si va nell’idiomatico), “copertura “ di spalla, punta di natica ecc. ecc. Insomma carni saporite, “robuste” MAI troppo tenere. Il ragù non è un piatto economica, ma neanche troppo caro.
Si può aggiungere anche della carne di maiale (ottimo capocollo o “gallinella” – polpaccio, che tuttavia cuoce – occhio – molto prima. Tenetene conto durante la preparazione: potreste essere costretti a levarla dalla pentola anzi tempo e, mi raccomando, legatela sempre.

LA BRACIOLA
La braciola, ripetiamolo, non ha nulla a che vedere con la carne alla brace o con bistecche varie.
Si stende la fetta – abbastanza spessa – chè deve cuocere a lungo – e si spolvera di sale e pepe. All’interno si spezzetta aglio, formaggio (meglio qualche bel pezzo più vicino alla buccia – dura – del pecorino o del parmigiano. Strisce di salame, meglio se piccante, lardo – anche se, vedi sopra, non si usa più, meglio della pancetta, semmai, prezzemolo, un pizzico di noce moscata, e infine, immancabili, uva passa e pinoli (all’uva passa e pinoli ci tengo).
La fatta di carne va avvolta bene stretta e legata con filo. Con gli stuzziacadenti ci potete al massimo fermare quei ridicoli involtinucci rachitici che non raggiungono l’obiettivo.

UTENSILI
‘O rrau’ necessiterebbe di pentola a fondo spesso, l’optimum è il rame (stagnato) ma vanno bene anche l’alluminio o, perché no, la classica pentola di coccio. Sconsiglierei l’acciaio, che tende a scaldarsi troppo sul fondo. Cucchiarella di legno, please, chè il metallo m’inacidisce il sugo.

CONDIMENTI
La sugna, come si è visto, e il lardo sono stati soppiantati dall’olio di oliva. Fate vobis, utilizzate lardo fuso insieme allo strutto e all’olio (che comunque è indispensabile). Niente burro, però, che non c’azzecca proprio niente.

LA CIPOLLA
Allora chi non ama la cipolla è avvisato: nel ragù napoletano ce ne vuole tanta, ma proprio tanta. Solo cipolla, niente sedano-carota- altri aromi per il soffritto. Solo cipolla. Ottima quella ramata di Montoro. Diciamo che per un chilo di carne poco meno di un chilo di cipolla. Ricordate che più cipolla c’è, più denso e aromatico ne risulta il sugo. Alla fine si consumerà del tutto, fondendosi nella salsa di pomodoro e non lasciando traccia di sé.

ricetta ragù napoletano

Ricetta  ragù napoletano

Si rosola la carne nell’olio extravergine, a fuoco bello vivo, ma non troppo alto, magari aggiungendo un mezzo cucchiaio di strutto o di lardo (se si gradisce) fino a farle raggiungere un bel color biscotto.
A questo punto, si fa sfumare una prima volta con il vino (bianco o rosso, in fondo non fa differenza: cambierà solo un po’ il colore del sugo) . Io personalmente preferisco un bel bianco secco aromatico.
Il vino farà sciogliere la crosticina che si è formata sulla superficie della carne, sigillandola.

ricetta ragù napoletano

In questo fondo si aggiungerà la cipolla, che a fuoco moderato dovrà consumare tutta la sua acqua fino a imbiondire sempre più. Una volta che avrà raggiunto un bel colore marroncino e di consistenza assai più cremosa, si sfumerà il tutto una seconda volta, con un po’ più di vino.
La sfumatura col vino è piuttosto complicata e rischia di venir male, consiglio perciò di alzare poco la fiamma per fare in modo che l’alcool svapori immediatamente e il vino finisca con lo sciogliere di nuovo le crosticine che potrebbero essersi formate e restituirle al fondo di cottura: a questo punto la ricetta più tradizionale prevede l’aggiunta del concentrato di pomodoro sciolto in poca acqua (anche se le conserve moderne, molto più dense e consistenti, rendono inutile l’aggiunta, secondo me) che si fa andare e d addensare un po’ prima di aggiungere il sugo di pomodoro.

ragu napoletano-2-2
Riguardo ai pomodori, io preferisco, d’inverno, utilizzare i pelati in scatola, più acquosi della passata (che rischia di addensare troppo presto il tutto e non lasciar cuocere la carne) e passarli rapidamente al passaverdura o al setaccio.
La fiamma si alza per portare il tutto a bollore e, non appena, raggiunto, si riabbassa al minimo.
Occhio: la cottura della carne probabilmente richiederà più acqua di quante ne contengono i pomodori. In tal caso bisognerà aggiungerla. La quantità è lasciata alla sensibilità dei singoli: io suggerisco di abbondare sempre.
A questo punto il ragù deve “pipiare” (splendida onomatopea) sul fuoco per tutto il tempo necessario. 3, 4 ore anche, sono tempi medio lunghi. Il “driver” è la durezza della carne e lo spessore del sugo. Alla fine, per utilizzare la frase di Eduardo, il colore dev’essere di un bel tono di palissandro scuro. E la salsa ben addensata. Prima di spegnere del il fuoco, una bella manciata di basilico fresco, da spezzettare con le dita, non con il coltello, grazie.
Il sale (o eventualmente il pepe) sono da aggiungere quasi a fine cottura, per non sbagliarsi .

Il ragù va girato, religiosamente, con la cucchiarella di legno, raccogliendo il condimento che, consumandosi il sugo poco a poco, rimane attaccato alle pareti della pentola. Pazienza, occhio ed esercizio. Non occorre molto, in fondo.

ricetta ragù napoletano

LA PASTA
La morte del ragù, come insegnano i napoletani, è la pasta col buco: tortiglioni, schiaffoni (o paccheri) ziti, mezzi ziti, quello che vi pare. No fettuccine (al limite tripolini) o spaghetti. Una bella pasta di grano duro che tenga bene il sugo. Semplicemente.
La maniera di servirlo è mettere pasta con un po’ di sugo nella capace zuppiera di ceramica (mia zia Ninina, con 6 figli famelici, ne aveva una che pareva una tinozza), e rigirare bene per poi aggiungerci in cima una bella cucchiaiata di salsa di pomodoro. Una spolverata di pecorino romano (ora di parmigiano) la ritengo indispensabile.

ragu_napoletano-6

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Melanzane a funghetto (col pomodoro, alla maniera napoletana)

melanzane a funghetto

Le melanzane a funghetto sono decisamente una ricetta di *cucina di tutti i giorni* . Perfetta per questi giorni di caldo, in cui o si ha voglia di cucinare oppure di mangiare. Mai le due cose insieme. E allora questa preparazione, che per esprimersi al meglio ha bisogno di riposare almeno due ore per far sì che i sapori – e gli aromi – si fondano,diventa perfetta. Si preparano le melanzane a funghetto nel pomeriggio (n’tà cuntrora, diremmo noi sud-ici) e la si mangia la sera, a cena. Accompagnata da una fettona di provola, per esempio. O mozzarella di bufala.

E la cena è servita. 

 

Melanzane a funghetto alla maniera napoletana
Serves 4
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Prep Time
30 min
Cook Time
15 min
Total Time
45 min
Prep Time
30 min
Cook Time
15 min
Total Time
45 min
Ingredients
  1. 4 melanzane, non troppo grandi (di quelle strette e lunghe)
  2. aglio, uno paio di spicchi
  3. pomodori maturi, 6
  4. basilico, a volontà
  5. Olio extravergine di oliva e sale
Instructions
  1. Innanzitutto, puliamo le melanzane e tagliamole a spicchi. Poi, in una padella mettere abbondante olio: farlo scaldare bene e friggervi le melanzane fino a quando non saranno ben dorate. Meglio farlo con poche melanzane per volta, tirandole via una volta pronte e mettendole via in un piatto.
  2. Una volta fritte tutte le melanzane, aggiungere uno spicchio di aglio all'olio rimasto: portarlo a doratura e aggiungere i pomodori. Questi vanno fatti cuocere  a fuoco vivace, e velocemente (mantengono più sapore). Una volta pronto il sugo, aggiungere le melanzane e mescolare. Aggiustare quindi di sale e aggiungere basilico, a volontà. E dopo averlo spezzettato con le mani.
Notes
  1. Tutto qui. Fate riposare qualche ora e avrete un'ottima cena pronta, perfetta per una calda sera d'estate.
SCATTI GOLOSI https://www.scattigolosi.com/
 
 
melanzane a funghetto-2

Una ricetta facile e veloce, perfetta per la cucina di tutti i giorni, perfetta da gustare fredda nelle calde sere d’estate

 
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Cucinando Pizze e focacce Salato

La pizza fritta meglio nota come zeppulella di pasta cresciuta (condita a “pizzella” e a “montanara ai genovesi”)

Pizzelle fritte, pizzella fritta, zeppullelle pasta cresciuta, lievitati napoletanit
 
Le zeppulelle di pasta cresciuta sono un classico della friggitoria napoletana. Nate come cibo da strada, sono costituite da un impasto morbido a base di acqua e farina, leggero e ben areato,e servite semplicemente fritte, senza alcun condimento. Io ho voluto giocarci un po’ e servirle condite, prendendo spunto dalla montanara della pizzeria Salvo, di San Giorgio a Cremano (uno dei luoghi sacri della pizza e della friggitoria, assolutamente da visitare. Più prima che poi): una pizza fritta, condita con Sugo ai Genovesi* con Cipolla ramata di Montoro e scaglie di Caciocavallo di Castelfranco in Miscano.
 
 
  Montanara con sugo ai genovesi, pizzette fritte, pizzelle fritte, montanara al sugo genovese, zeppulelle di pasta cresciuta, fritti napoletani,
 
Ho preso vergognosamente spunto, dicevo da questa, ed ho preparato in casa un sugo simile (partendo dalla mia ricetta di genovese e procedendo allo stesso modo, ma senza carne) e usando del caciocavallo campano non troppo stagionato.  Mentre la cipolla cuoceva, ho preparato un semplice sugo di pomodoro ed  ho preparato l’impasto, scegliendo di usare poco lievito e – di conseguenza – una farina in grado di reggere una lunga lievitazione (la Caputo Rossa).  

 

Pizzette fritte
Serves 6
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Cook Time
30 min
Total Time
1 hr 30 min
Cook Time
30 min
Total Time
1 hr 30 min
Ingredients
  1. 1200 gr di farina (la dose è indicativa, deve venire un impasto ben morbido)
  2. 800 gr di acqua
  3. 2-4 g di lievito di birra (dipende dalla temperatura, ovviamente)
  4. 40 g sale
Instructions
  1. Ho proceduto in modo diretto, mettendo l'acqua  (tutta, tranne un mezzo bicchiere che ho tenuto da parte per sciogliere il sale) nella ciotola del Kenwood. Innanzitutto ho sciolto il lievito e poi ho iniziato ad aggiungere la farina un po' per volta, impastando a bassa velocità per una ventina di minuti almeno. Per ultimo, ho aggiunto il sale, sciolto in un po' di acqua.
  2. Ho lasciato lievitare a lungo - circa cinque ore, ma i tempi sono assolutamente indicativi: dipendono dalla stagione e dalla temperatura). Una volta pronto ho fritto in olio evo vecchio (ne tengo sempre un po' dell'anno prima, apposta per friggere. Altrimenti ne compro di industriale, anche da discount che per friggere va benissimo).
  3. Una volta raddoppiato l'impasto ho fritto in olio fondo versandolo a cucchiaiate (utilizzando un cucchiaio ben unto). Una volta pronte le ho sistemate in un cestino a raffreddare e le ho condite metà con pomodoro e pecorino grattugiato e metà con sugo ai genovesi e caciocavallo. E pepe nero, in ambedue, come se piovesse.
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Una delizia. Da scofanarsi, come si direbbe a Napoli.
 
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