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La ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano

 

Questa  ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano pur eè una ricetta povera e casalinga, ma credo sia perfetta per partecipre al cena web 2.0 della Parmigiano Reggiano Night.
L’anno scorso non ho partecipato, confesso. Un po’ per scarsa pratica di questo mondo – pure essendo vecchia di internet al blog ci sono arrivata tardi e ci ho messo un po’ a capire meccanismi ed eventi – un po’ perché ero a Torino al Salone del gusto, ospite di Gente del fud.
 
Quest’anno però, visto il che il tema è lo smartcooking  non voglio perdermi l’occasione di partecipare alla seconda cena web a base di parmigiano reggiano visto che il tema è molto vicino al mio  approccio quotidiano con la cucina. Che resta a base di piccole, ma fondamentali regole.

La semplicità, innanzitutto. Non mi piacciono i piatti con troppi ingredienti e sapori mescolati. Preferisco pochi gusti e bene amalgamati. Questo, per esaltare la qualità dei singoli ingredienti, altra caratteristica cui non riesco proprio a rinunciare. Da tempo, infatti, ho smesso di abbuffarmi: preferisco mangiare poco ma bene, risparmiando sulla quantità piuttosto che sulla qualità. E per cercare di risparmiare, mi affido alla territorialità e stagionalità dei prodotti  e – soprattutto – cerco di non sprecare nulla. Non solo per tirchieria congenita – che poi io in realtà ho le mani leggermente bucate –  ma proprio perché mi piace pensare che ogni ingrediente possa trovare una sua vita, un modo di essere utilizzato anche e soprattutto al di fuori degli schemi. E  fu proprio grazie a questa idea malsana che anni fa iniziai infatti a pensare nel forum di gennarino.org all’utilizzo dell’acqua di governo della mozzarella di bufala per impastare. Idea che poi, molti anni dopo, ho avuto modo di approfondire tramite l’incontro con il consorzio mozzarella di bufala campana DOP e che ha portato ad uni’dea assolutamente innovativa sviluppata da  Pietro Parisi e premiata con un riconcoscimento prestigioso: i tre spicchi del gambero rosso.

Insomma, per farla breve, amo la cucina degli avanzi – lo smartcooking, per dirla in modo *cool* – e trovo che questi , se ben usati,riescano a dare ad alcuni piatti una marcia in più. E cosa c’entrano, direte voi, tutte queste farneticazioni con la cena web a base di parmigiano reggiano? Semplicissimo, anche del Parmigiano Reggiano esiste una parte  che è considerato uno scarto dalla maggior parte delle persone ma che io non riesco proprio a buttare via. Parlo della scorza, ovviamente. Ottima in tanti modi, una volta ripulita con una bella grattata in superficie, ma perfetta per dare cremosità ad alcuni primi piatti perfetti per la stagione fredda appena arrivata.

E ottima soprattutto per dare carattere a questa ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano

La ricetta della Pasta e patate alle croste di parmigiano


Servono:

Del brodo vegetale,
qualche pomodorino, magari del piennolo
200 gr di pasta
un paio di patate non troppo grandi
mezza cipolla ramata
Un buon olio ev di oliva
basilico
sale, pepe.
scorze di parmigiano, preventivamente pulite

 
Innanzitutto, il  soffritto: olio e cipolla. Cotti a lungo, a bassa temperatura, in modo che la cipolla diventi dorata e morbida. Poi, le patate, tagliati in pezzi regolari e non tropo grandi e – dopo di queste –  il pomodorino (“schiattato”, dettaglio fondamentale. Se tagliato in pezzetti la sua buccia spessa potrebbe risultare sgradita a chi ama i pomodori: in questo modo, invece, schiacciando e lasciando interi i pomodorini, la buccia rimarrà intera – pur cedendo alla preparazione tutta la sua dolcezza – e potrà essere mangiata o lasciata nei piatti, a seconda del gusto).
A questo punto, aggiungete la crosta di parmigiano ridotta a cubetti: non preoccupatevi della quantità, più ne usate più sapore avrà la vostra pasta. E più cremosità.
 
Qualche mestolata di brodo caldo e coprite parzialmente (con il cucchiaio di legno appoggiato di lato con coperchio sopra) continuando a cuocere fino a che le patate non siano vicine alla cottura.
 
A questo punto, versate altro brodo e al bollore di questo “calate” la pasta. portatela a cottura mescolando spesso e aggiungendo se necessario –  poco brodo per volta. Le patate, per un buon risultato, dovranno cuocersi molto bene, in modo da far spappolare la parte esterna dei cubetti: questo farà sì che la pasta diventi bella cremosa,
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Una volta cotta la pasta, spegnete, aggiungete ancora parmigiano grattugiato  e mescolate bene. E poi servite, non dimenticando una spolverata di buon pepe macinato al momento ed una foglia di basilico per decorare.

 

 
Ecco, questa è la mia proposta per la cena web 2.0 della Parmigiano Reggiano Night… e voi che fate, non partecipate?
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La ricetta della caponata bianca (versone campana): un post da non leggere assolutamente…!

Ricetta della caponata bianca

 

Già: questa ricetta della caponata bianca è un post da non leggere.
Lo so, è un tentativo bieco, dovrei pure vergognarmene, ma ormai non so più come fare per spiegare che le iscrizioni per IoChef sono chiuse da un bel pezzo. Avevamo cento posti disponibili e sono andati a ruba in poco più di quarantotto ore. E’ scritto nel blog, ripetuto tra i commenti, ma non c’è niente da fare: la gente secondo me – non tutta ma parecchia – NON LEGGE. Nono si spiega altrimenti il fatto che non solo continui ad iscriversi ma lascia persino commenti anonimi per farlo. Mo’, a parte il fatto che caro anonimo, ammesso (e non concesso) che se accetto la tua iscrizione il pacco dei prodotti a chi lo mando?, ma nello spazio commenti c’è pure scritto che i commenti anonimi verranno cancellati. Niente da fare, vengono postati lo stesso. E postati di nuovo se oso cancellarli. Insomma, leggere pare davvero sia diventata attività difficile. Eppure, di solito,  se io trovo un concorso che mi piace la prima cosa che faccio è leggere con attenzione il regolamento. Ma evidentemente sono strana io, temo. E con me quelli che sinora si sono iscritti rispettando tempi e regole.

Ricetta della caponata bianca

Pazienza, consoliamoci con la ricetta della caponata bianca,  uno dei miei piatti preferiti, priva della nota agrodolce della sua più famosa  parente siciliana (e priva anche del sedano, che a me poi non è che piaccia poi tanto).

La ricetta della caponata bianca (versione campana)

 Ricetta della caponata bianca
Ingredienti
3 Peperoni medi  (scegliete voi il colore, l’importante è che li friggiate separatamente, visto che i colori spesso corrispondono a gradi diversi di maturazione e – quindi – di consistenza)
3 melenzane  strette e lunghe (hanno la caratteristica di avere pochi semi)
9 zucchine romane non troppo grandi;
3 patate di misura media;
Olio per friggere (io uso l’extravergine dell’anno scorso oppure, se non ne ho, faccio scorta di quello in offerta al super che per questo uso va più che bene, sicurmente meglio dei tanti oli per friggere che si vedono in commercio)
d’aglio in camicia (la quantità di questo, dipende ovviamente dai gusti
Sale q.b.;
Basilico fresco per decorare e servire;
Innanzitutto ho tagliato le melanzane e le zucchine a pezzetti di dimensioni più o meno simili, avendo l’accortezza di togliere via i semi dalle zucchine (non mi piace l’acquosità che questi rilasciano al fritto). Poi le ho stese su un tagliere che ho poggiato su una sedia in balcone, al sole. Come per le zucchine alla scapece, infatti, il sole migliora il risultato della frittura di queste verdure.
Ricetta della caponata bianca
Intanto che le verdure si abbronzavano, ho tagliato i peperoni in quadrati di dimensioni grosso modo uguali e li ho fritti in olio profondo insieme all’aglio. Poi, li ho scolati e messi per un minuto a sgocciolare in un colino (cosa che faccio con tutte le verdure, prima di passarle su carta assorbente). Poi, via, in ciotola. L’aglio, fate vobis: io lo pelo e spremo come una crema  e la aggiungo alla verdura. Ma, appunto, dipende dai gusti. Potete anche eliminarlo, se non vi va.
Nello stesso olio dei peperoni, rabboccato da un’aggiunta,  ho poi fritto le zucchine fino a doratura. E le ho messe a scolare nel colino, anche loro e poi su carta assorbente.
Ricetta della caponata bianca
Poi, idem per le melanzane e infine, le patate.

Nota relativa a tutta la frittura delle verdure per la cianfotta. Premesso che mi piacerebbe fare quella in due tempi ma – soprattutto in casi come questi diventa impossibile, io faccio cosi’: friggo a temperatura medio alta e (non appena la frittura mi pare pronta) alzo un’attimo la fiamma e finisco così a temperatura più alta. Mi sembra che cos^ la frittura venga meglio: voi magari provate e poi mi dite. 

Ricetta della caponata bianca

A questo punto, tutto nella stessa insalatiera: poi, sale grosso macinato al momento e foglie di basilico strappate a mano. Ed ecco pronto uno dei miei sapori preferiti dell’estate.
Ps. qualcuno, come Gambetto ci mette anche dello zucchero. Poco, pochissimo. Ma io la preferisco salata. Ma anche in questo caso, fate voi. De gustibus non est sputazzellam, si sa.



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Pasta patate e cozze. Con annesse due parole sul regolamento di IoChef

pasta e patate-4

Prima della ricetta della pasta patate e cozze, due parole sul regolamento di Iochef, il concorso indetto dalla Federazione Italiana Cuochi, il cui successo (devo riconoscerlo) ha sorpreso persino noi che lo abbiamo organizzato. Ci aspettavamo  sicuramente un riscontro (anche importante, visto il premio e visto il pacchetto assaggio destinato ad ogni partecipante, praticamente un piccolo premio di “soddisfazione” destinato a tutti) ma l’entusiasmo che ci ha accompagnato sin dal momento della pubblicazione è stato assolutamente sorprendente. E di questo vi ringraziamo, ancora una volta.

Detto questo, veniamo a noi. E alle domande che, con maggiore frequenza ci sono state poste in questi giorni. Prima tra tutte, come si sceglieranno le ricette vincitrici? Sgombriamo il campo da equivoci: non ci sarà nessun concorso a base di like su fb. Primo, perché non tutti sono su facebook; secondo perché è una modalità di scelta del vincitore che NON ci piace. Non porta a premiare il più bravo, infatti, ma  solo chi ha più contatti e la faccia più tosta nel rompere le scatole agli amici e conoscenti (e a volte persino sconosciuti) con la richiesta di voto.
Fatta questa doverosa premessa, ecco i dettagli, spiegati direttamente dal Giustino Catalano responsabile comunicazione dell’Unione Regionale Cuochi Lucani (URCL)
“Tra il 21 e il 27 ci riuniremo in una commissione di 5 che comporrà la Giuria. Saremo in un locale dove ci saranno 2 chef professionisti e 2 comis che ripeteranno i vostri piatti senza indicare né il nome del piatto néquello dell’autore. Saranno compilate delle schede di valutazione professionali che si adoperano solitamente per i concorsi riservati a Chef Professionisti.
Da queste ne verrà fuori un punteggio che vi sarà comunicato in via privata.
Il resto del regolamento lo comunicheremo anche a seguito della prossima riunione del Direttivo Associativo che si terrà ai primi di settembre, quando conoscerete anche i nomi dei Giurati e quelli degli Chef e Comì.
Cercheremo di fare le cose con la professionalità che contraddistingue la FIC da sempre che voglio ricordare è Associazione Nazionale Riconosciuta con 30.000 soci (18.000 in Italia) e pubblica un bimestrale cartaceo in 20.000 copie.”
Ecco, questo penso chiarisca bene il modo in cui abbiamo – per modo di dire, visto che io in giuria, giustamente visto che non potrei essere imparziale,  NON ci sarò – intenzione di procedere. Nel caso abbiate ulteriori dubbi, chiedete pure. Cercheremo di chiarirli. Purché le domande non siano poste in maniera anonima, come è successo. Quelle, verranno ignorate.

pomodoro-2

 

E ora, la ricetta.

PASTA PATATE E COZZE

Per 4 persone, servono:
2 patate medie
250 gr di mafaldelle (io ho usato quelle del pastificio Leonessa)
1 kg di cozze
1 spicchio di aglio
2 pomodori da sugo
olio extra vergine di oliva, di tipo fruttato intenso
basilico
pepe nero, macinato al momento, e sale

La pasta patate e cozze è una variante della pasta e patate tradizionale, quella cioè completata dall’aggiunta di formaggio (come la provola). In questo caso, il formaggio non c’è – o, meglio, nel mio caso c’è ma è solo pochissimo pecorino, usato come esaltatore di sapidità – e al posto di questo ci sono le cozze.
Ho preferito però provare una variante, frullando la cioè la patata ed emulsionandola con olio e.v.o. in modo da renderla simile ad una crema, su cui poi appoggiare poi  la pasta condita. Per una questione di contrasti, più che di sapore. Mi piaceva l’idea che la callosità della pasta – ho scelto le Mafaldelle proprio per questa loro caratteristica – fosse avvolta e completata da un tocco di saporita morbidezza. Importante, la scelta dell’olio: sceglietene uno fruttato intenso, che dia alla crema una nota *importante*.
Innanzitutto, il pomodoro. Siamo in estate, nel pieno dello splendore di questo ortaggio. Per cui, pomodoro fresco.  Li ho pelati a crudo, tagliati a filetti e successivamente in concassè.
Poi le patate, bollite e schiacciate, emulsionate con olio di oliva e – mentre la pasta cuoceva – allungate con acqua di cottura in modo da ottenere una crema piuttosto liquida. Infine, ho aggiunto un po’ pecorino romano  – ma proprio poco, che aggiungesse appunto sapidità più che sapore – lasciando che la crema rimanesse, per contrasto, delicata se non addirittura un po’ insipida.
Le cozze, una volta pulite, le ho aperte in pentola a pressione (senza aggiungere nulla, ottenendo una cottura lieve, simile a quella al vapore). Poi le ho sgusciate e tenute da parte, immerse nel loro liquido perché non si asciugassero.
Mentre l’acqua bolliva, ho preparato il sugo mettendo la concassé di pomodoro in olio dove avevo fatto soffiggere due spicchi di aglio. Una volta cotta la pasta (molto al dente, in modo da poterla finire di cuocere in padella), l’ho scolata e aggiunta al sugo, e portata a cottura aggiungendo liquido di cottura delle cozze.
pasta patate e cozze

Al momento di servire, ho sistemato a specchio un po’ di crema di patate e sopra la pasta condita , decorando con le cozze sgusciate, un po’ di basilico e pepe nero.  Ancora un goccio di olio a crudo, e via in tavola.

 

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Sugo di pomodoro

pomodoro-3
Innanzitutto, volevo ringraziarvi. Purtroppo non posso farlo personalmente con ognuno di voi, e allora scelgo un modo *collettivo* come un post per dirvi che sono stra felice del successo di IoChef e dell’aiuto che ci avete dato nell’ottenere questo risultato. Nel giro di quarantotto ore abbiamo infatti raggiunto (quasi, manca ancora qualche posto… affrettatevi) il tetto massimo di partecipanti: un risultato talmente inaspettato che la F.I.C. ha deciso di aggiungere una sorpresa al pacco di prodotti lucani. Oltre a quanto elencato nel regolamento,  i partecipanti riceveranno anche un chilo di melanzana rossa di Rotonda. Poca roba, forse, per qualcuno ma un vero tesoro per i tanti che mi hanno scritto – leggendo le mie ricette a base di questo ortaggio – chiedendomi dove potevano trovarla e che credo saranno felici di questa aggiunta.


Ma non divaghiamo: volevo ringraziarvi, dicevo. E soprattutto volevo dirvi che spero che questa esperienza serva a divertirvi e a farvi scoprire i sapori di un territorio bellissimo eppure troppo spesso trascurato. Ma di questo, leggeremo – spero presto – nei vostri blog.

 
 
E siccome non sta bene ringraziare a mani vuote, ho pensato di aggiungere una piccola cosa: semplicissima ma per me buonissima. E di stagione: il sugo di pomodoro fresco. Che d’estate non so voi ma io i pelati manco da lontano, li voglio vedere.
pomodoro
Tanto semplice, che chiamarla ricetta suona sicuramente esagerato. Praticamente un nulla: eppure, nonostante questo, che ha in sé una completezza di gusto e di profumo tale da renderlo perfetto per condirci la pasta. Ma  pochi purtroppo sanno trattarlo nella maniera giusta, che resta poi la più semplice e veloce.
Bastano un paio di pomodori a testa, ma che siano di stagione. Se non lo sono, meglio lasciare perdere e ricorrere ad un buon pelato (sempre se non si ha la fortuna di potersi preparare le conserve in casa). Poi, un coltello affilato, adatto ad un taglio a croce sulla punta. Una leggera immersione in acqua bollente – trenta secondi al massimo – e ci siamo. Ora la pellicina può essere staccata senza intaccare la polpa. Toglietela via e vi ritroverete il pomodoro in tutto il suo splendore, nudo e crudo.
E ora?
Semplicissimo: lo si taglia a metà e lo si svuota dai semi. Poi, a seconda dell’uso che dobbiamo farne, abbiamo due possibilità: i filetti oppure a concassè (termine fighissimo ma che intende, semplicemente, dei quadratini).
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A questo punto, il più è fatto. Vi resta la cottura: velocissima, mi raccomando, e a fuoco vivace per non sprecare il sapore del pomodoro fresco. Un giro di olio sul fondo di una padella e poi uno spicchio di aglio soffritto.  Poi, tutto insieme, il pomodoro: cinque minuti, non di più, mescolando un paio di volte. Il risultato? Piccoli pezzettini di pomodoro avvolti in una patina di olio profumato (a proposito, ovvio che potete aggiungere le erbe aromatiche che più vi aggradano, per completare il sapore a vostro gusto) perfetti per un piatto di pasta che profumi d’estate.
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Seppia con puré al suo nero, olio alla vaniglia e zenzero candito

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Una ricetta un po’ particolare, quella di oggi, di cui non ho trovato tracce in rete – e non capisco come mai, dato che non mi è sembrato nulla di trascendentale – e che mi  capitato di immaginare lontano dalla cucina, mentre stavo pensando a tutt’altro.  Semplicemente, stavo respirando il profumo della salsedine in riva al mare e chiedendomi di   quali altri profumi potessero essere avvolte le rive tropicali. E’ stato in quel momento che mi è arrivata questa idea, quando ho pensato alla vaniglia. Che ho immaginato di istinto immersa nella salsedine e – quindi – profumata di mare e di pesce.

Per 4 persone servono
4 seppie fresche, con il loro nero
patate vecchie 500 g
olio alla vaniglia*
zenzero candito
sale
La difficoltà maggiore è nell’organizzazione dei tempi di preparazione: è necessario fare in modo che la seppia sia servita immediatamente, senza che si raffreddi (perderebbe di morbidezza). Per cui, tenete pronto un cestello per la cottura a vapore sull’acqua in ebollizione e a quindici minuti dalla fine della preparazione del purè ( preparati tutti gli altri ingredienti) mettettevi a cuocere le seppie.
Detto questo, parliamo del purè. Che poi non è esattamente un purè ma una crema di patate. Ho eliminato il burro: terrona sono e terrona resto, infatti, e difficilmente lo uso preparando il pesce.  Per questo, non ha l’aspetto montato di un purè fatto come si deve. Ma è buono uguale, ed il nero di seppia gli dà un tocco – anche dal punto di vista cromatico – particolarissimo. E non è poi neanche difficile: tutt’altro.

nero di seppia

Innanzitutto, pulite le seppia stando attenti a non rompere il sacchetto del nero e mettetele a cuocere a vapore. Il tempo di cottura varierà a seconda delle dimensioni delle bestiole: l’importante è fermarsi non appena la carne inizia a mostrare morbidezza (si può verificare infilzando con una forchetta) altrimenti la seppia rischia di diventare dura e stopposa, se cotta troppo a lungo.

nero di seppia-3
Le patate vanno messe in acqua  e lessate fino a quando non si infilzano bene con una forchetta. Vanno quindi pelate e passate allo schiacciapatate – non fatevi tentare dal mixer: otterreste un ottima colla da utilizzare per la preparazione del presepe! – facendo ricadere i fiocchi in un tegame.  Si rimettono quindi sul fuoco e le si fanno asciugare un po, mescolando con un cucchiaio di legno. Si continua cosi, unendo 100 gr ca. di acqua calda e continuando a mescolare (regolare quindi di sale ed aggiungere il nero della seppia, dell’olio di oliva dal gusto non troppo robusto, 40 gr ca. Una volta pronto, spegnere e passare al cinese (non spaventatevi: non vi serve un aiutante dagli occhi a mandorla ma solo un colino di forma conica).

nero di seppia-2
Una volta pronte sia le patate che il purè servitele velocemente, versando sul fondo di un piatto un mestolo di purè e appoggiandovi sopra la seppia. Poi, un filo di olio e dello zenzero candito (io l’ho tagliato a pezzetti, ma con il senno di poi dico che è meglio grattugiato).
“E che cosa ci bevo su?”A questa domanda, come d’abitudine, risponde Luciano Pignataro: “Una ricetta che gioca sulle consistente e le variazione olfattive molto fini e interessanti. Un piatto ricco di personalità a cui abbiniamo un solido Trebbiano d’Abruzzo, segnatamente il Vigna di Capestrano di Valle Reale a Popoli, bella azienda biologica. Bianco dai tempi lunghi, di montagna, fresco e strutturato.”


Questa la mia proposta all’interno del nostro menù per le feste  ma non perdetevi le altre di oggi, e cioè:

– Cappone ripieno, di Sara 

– Bocconcini di baccalà fritti con insalata di rinforzo, di Maria

*dell’olio alla vaniglia non do ricetta, dato che si tratta solo di dimenticare per qualche settimana una bacca di vaniglia in un’ampolla di olio di oliva, scelto ovviamente di gusto leggero.
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Pasta patate e provola

pasta patate e provola-3
Prima della ricetta della pasta patate e provola  permettetemi una divagazione.
Non sono brava a raccontare delle cose che faccio: non amo fermarle  racchiudendole dentro parole. Cosi’ come non ho mai amato le fotografie di vita quotidiana o, peggio, le riprese video. Preferisco rivivere le emozioni attraverso il ricordo: provo gioia, infatti, nell’accarezzare la  memoria. Magari è solo una forma di  difesa, chissà: in questo modo posso operare una selezione, forse, e  fare tesoro di tutto ciò che ho avuto, anziché perdermi a rimpiangere quello che ho perduto.
 

< style=”text-align: justify;”>Al Salone, mi sono comportata allo stesso modo. Sono andata,  accompagnata da Maria, accogliendo l’invito di Gente del Fud di partecipare ad uno dei  loro showcooking ed ho cucinato: non fotografando nulla di quei momenti, decidendo cioè di godermi in pieno la possibilità di incontrare dal vivo un sacco di persone che, sinora, avevo conosciuto solo attraverso uno schermo. E scegliendo, d’accordo con Titti – la mia compagna di avventura – un piatto tipico campano: la pasta patate e provola. Concendendo, in questo modo, ad Antonio Lucisano – direttore del Consorzio mozzarella di bufala campana dop – di raccontare della provola e delle differenze, spesso dimenticate, con la mozzarella affumicata e a Dario Meo, di Casa Barone, di parlare del pomodorino del piennolo. Due prodotti eccezionali, che se non conoscete vi consiglio di provare in fretta.

Pasta patate e provola

Per prepararla, servono:
Del brodo vegetale, caldo
3-4 pomodorini
1 mozzarella affumicata di circa 200 gr
200 gr di pasta mista
un paio di patate non troppo grandi
mezza cipolla ramata
Un buon olio ev di oliva
basilico
sale, pepe.
 
 
Innanzitutto, il  soffritto: olio e cipolla. Cotti a lungo, a bassa temperatura, in modo che la cipolla diventi dorata e morbida. Poi, le patate, tagliati in pezzi regolari e non tropo grandi e – dopo di queste –  il pomodorino (“schiattato“, dettaglio fondamentale. Se tagliato in pezzetti la sua buccia spessa potrebbe risultare sgradita a chi ama i pomodori: in questo modo, invece, schiacciando e lasciando interi i pomodorini, la buccia rimarrà intera – pur cedendo alla preparazione tutta la sua dolcezza – e potrà essere mangiata o lasciata nei piatti, a seconda del gusto).
 
 
Pasta e patate e provola
 
Qualche mestolata di brodo caldo e coprite parzialmente (con il cucchiaio di legno appoggiato di lato con coperchio sopra) continuando a cuocere fino a che le patate non siano vicine alla cottura.
 
A questo punto, versate altro brodo e al bollore di questo “calate” la pasta. portatela a cottura mescolando spesso e aggiungendo se necessario –  poco brodo per volta. Le patate, per un buon risultato, dovranno cuocersi molto bene, in modo da far spappolare la parte esterna dei cubetti: questo farà sì che la pasta diventi bella cremosa, come si conviene ad una pasta e pataNe che si rispetti.
pasta patate e provola-2

Una volta cotta la pasta, spegnete, aggiungete la mozzarella affumicata tagliata a dadini e mantecate vigorosamente. E poi servite, non dimenticando una spolverata di buon pepe macinato al momento.